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Gli interventi di Beato Angelico nel Convento di San Marco a Firenze

Un confronto tra l’Annunciazione dipinta in una cella dell’ala Est e quella realizzata su tavola quasi quindici anni prima mostra il percorso seguito dall’Angelico. Dentro un porticato di grande chiarezza compositiva sono posti l’arcangelo Gabriele e la Vergine, raccolta in un gesto di umiltà e devozione. L’architettura è spoglia, definita unicamente dalla sapiente modulazione della luce sui diversi piani; essa configura uno spazio scandito e silenzioso, asseconda i ritmi e gli andamenti delle figure, ad esempio attraverso la morbida curvatura delle volte. Gli oggetti prendono forma attraverso un chiaroscuro che si scioglie in trasparenze, mentre i colori, dai toni preziosi e chiarissimi, rendono i volumi incorporei e quasi si sbiancano nelle zone più illuminate.
Nell’affresco con Cristo deriso, la Vergine e San Domenico volgono le spalle alla scena principale, che assume quindi il valore dell’apparizione simbolica, di un oggetti di meditazione. La composizione ha una struttura semplicissima, ascendente; l’ambientazione è scandita in profondità, la gamma cromatica ridotta. Tutto concorre a creare un’atmosfera di concentrato silenzio, di astrazione spirituale.

Il corpo di Cristo, volumetrico e solenne, si materializza nel bianco purissimo e abbagliante della veste, simbolo di trascendenza. La scena non è il soggetto di una narrazione, ma un’immagine evocata, come testimonia anche il ricorso ai simboli dello scherzo e dell’umiliazione, propri dell’iconografia medievale.

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