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Arte barocca


L’arte barocca è un’arte che deve stupire, perché prima erano stati messi in discussione i valori della Chiesa, che quindi sfrutta l’arte per mostrare la sua validità. Il fedele è portato a riavvicinarsi alla Chiesa: siamo nel periodo della controriforma. È un’arte teatrale, fortemente empatica, deve creare pathos, e nasce a Roma per poi svilupparsi in tutta la realtà sia italiana che europea, poi fino oltreoceano, soprattutto anche nei paesi molto legati alla religione cattolica.
I due protagonisti per eccellenza dell’arte barocca provengono da zone diverse: chiamati dalla città di Roma, Bernini e Borromini. Mentre il Bernini si affida anche all’arte classica, confidando su forme già sfruttate ma posizionate in modo differente, il Borromini gioca soprattutto sulle forme completamente differenti, l’ideazione di nuove piante e prospetti, creando architetture che si differenziano completamente dalla precedente architettura Rinascimentale, che presentava stili e atteggiamenti molto razionali. La linea curva è alla base degli architetti e artisti barocchi. Il Borromini usa colori più puri e sfrutta la luce, che, in modo radente, tocca le forme e le amplia.
Alla base, vi è la fusione di pittura, scultura e architettura.
San Carlo alle 4 fontane:
il Borromini riesce ad utilizzare uno spazio molto piccolo, sfruttando i 19 metri a sua disposizione per creare un’architettura splendida.
Il suo compito era quello di ricostruire una facciata ridandogli importanza, facendola apparire più grande: il rapporto lunghezza altezza era molto sbilanciato. Egli lavora sulle linee curve, con superfici concave e convesse: linee curve associate a linee rette di uguali dimensioni dilatano lo spazio.
Per smorzare la lunghezza, crea due registri sovrapposti: crea una balconata aggettante con un peso visivo importante, che appesantisce la parte centrale smorzando la lunghezza. Gli spazi concavi e convessi vanno giustificati, dunque realizza delle nicchie in cui venivano inserite delle statue, completando l’architettura con l’uso della scultura. La pianta, seguendo le pareti, va a formare cupole molto originali e belle. Quella di San Carlino, cassettonata, si conclude nella lanterna che illumina lo spazio sottostante.


Piazza San Pietro


Affidato a Bernini dopo la morte del Maderno, l’artista lavora su forme movimentate per realizzare la piazza: abbandona il parallelismo, il colonnato proietta in avanti la facciata e va ad abbracciare i fedeli.
Sant’Andrea al Quirinale e San Carlo
Distanti 50 m, sono completamente diverse:
- San Carlo è candido, moderno e innovativo.
- Sant’Andrea al Quirinale è una chiesa molto empatica, colorata con una cromia dettata dall’utilizzo di materiali ricchi e sfarzosi, caratteristica del Bernini, con una ripresa delle suggestioni architettoniche passate; essa ricorda molto l’interno del Pantheon, per l’oculo in alto, l’aspetto circolare e il colonnato tutto intorno, più piccolo e con diverse innovazioni barocche.

La scultura


Il Bernini regna: le opere di Galleria Borghese, come:
- l’Apollo e Dafne. Quest’opera è un gruppo scultoreo basato sulla storia delle Metamorfosi di Ovidio. Dafne viene trasformata in una pianta di alloro dalla Madre Terra mentre Apollo la afferra: ed è proprio questo momento che viene catturato da Bernini. Vi è una torsione e un movimento, con una visione a 360 gradi della perfezione dell’elaborazione del marmo caratteristica del Bernini. L’espressone dei volti è fortissima, si rappresenta anche la mimica facciale: la scultura racconta una storia non solo con i movimenti, ma anche attraverso le sensazioni provate, le smorfie raccontano. È la teatralità che fa da fondo alla concezione berniniana.
- Il David: rispetto a quelli di stampo rinascimentale, quello del Bernini è un David diverso. Si ha un’esplosione di sentimenti, movimenti e atteggiamenti, messi in luce. Non si sceglie il momento successivo o precedente, che ci porta a immaginare lo svolgimento della storia, ma propone il momento topico, in cui il David prende le forze per lanciare e colpire un Golia posto in un preciso punto dello spazio attorno all’opera. L’atteggiamento e la fisicità del David, a parte il volto che è autoritratto di un giovane Bernini (23-24, in cui ha 25 anni), viene ripresa dal Polifemo della galleria di Palazzo Farnese di Annibale Carracci. Il Bernini osservava e recepiva le opere dei contemporanei, rielaborando ciò che apprendeva dagli altri. Lo fa anche con il Borromini e l’androne di Palazzo Spada.
- Il ratto di Proserpina: simile al ratto delle Sabine del Giambolgona.
- Il baldacchino di san Pietro: fa riferimento al Baldacchino processionale di Romano nella Sala di Costantino che a sua volta viene ripreso, con la pergola da quello di Gerusalemme. Il Borromini realizza la parte superiore, gli angeli e le volute che culminano nel globo con la croce sovrastante e la colomba interna.
- L’estasi di santa Teresa: nella cappella Cornaro, il Bernini fonde architettura, scultura e pittura per creare un vero e proprio teatro. Crea una piccola abside emiciclica dietro il gruppo con la Santa, aprendo all’apice un oculo che illumina la cappella, la cui luce è enfatizzata da raggi dorati che si dipartono da sotto la scultura. A fianco inserisce due finti palchi da cui i membri della famiglia Cornaro osservano la scena, come se fossero a teatro.
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