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Il siglo de oro

Nel Seicento si assiste in Spagna ad una fioritura straordinaria di tutte le arti: il Siglo de oro, dal punto di vista culturale, viene fatto iniziare con le prime opere del drammaturgo Lope Vega e si chiude con la morte dell’altro grande autore di teatro, Calderon de la Barca. L’arte barocca spagnola affonda le sue radici nel Manierismo, il cui massimo esponente è Domenico Theotokopulos, detto El Greco, che propone tele caratterizzate da una luce e da colori irreali e traslucidi come smalti, da figure smaterializzate e deformate dalla pennellata, da corpi smisuratamente allungati e dall’essenza di fondo. Fra gli altri grandi pittori secenteschi spagnoli, occorre poi ricordare Jusepe de Ribera. La pittura di Francisco de Zurbaran si caratterizza per la spiritualità espressa in figure statuarie, che si staccano immobili da fondi scuri e neutri. In questo clima atemporale, l’evento sacro pare sospeso e raggelato da una luce radente, che crea rapporti di ombra e di luce di origine caravaggesca.

Diego de Silva y Velazquez

Diego Velazquez è il più grande pittore spagnolo del XVII sec. Egli sa rappresentare la civiltà della Spagna del Seicento in ogni aspetto, dalla vita degli umili a quello dei potenti. Le opere precedenti al 1623, quando diviene pittore alla corte di Filippo IV, si distinguono per l’intenso realismo nell’attenzione ai particolari, negli effetti dei chiaroscuri, nelle riproduzioni dei riflessi e delle trasparenze. Dal 1623 il pittore si trasferisce nel palazzo reale a Madrid, dedicandosi ai ritratti della famiglia Reale. I viaggi che egli compie in Italia nel 1629-1630 e poi nel 1648-1651, lo pongono a contatto con il colorismo veneto di Tiziano, con la scultura antica e con quanto si andava facendo nella Roma di Urbano VIII e Innocenzo X. Per decorare il nuovo Palazzo del Buen Retiro a Madrid, Velazquez dipinge una serie di ritratti equestri di Filippo III e Filippo IV. Per le stanze di rappresentanza realizza una serie di tele di battaglia; tra queste vi è uno dei suoi capolavori, la resa di Breda, nel quale Velazquez introduce un elemento che nessun’opera precedente di tema storico contemporaneo era riuscita a trasmettere. Contemporaneamente Velazquez dipinge una serie di ritratti della Famiglia Reale in abiti da cacciatori e con i loro animali: sono ritratti informali, destinati al casino di caccia, che rivelano una perfetta armonia tra paesaggio di sfondo e primo piano. In questi anni lo stile di Velazquez si arricchisce di un cromatismo e di una pennellata Tizianesca: il pittore non definisce i contorni, ma dipinge con larghi colpi di pennello carichi di materia, discontinui e “non finiti”.

Las Meninas

Autentica sintesi dell’arte di Velazquez e di un’intera società e cultura, La Famiglia di Filippo IV, noto come Las Meninas. L’opera di notevole complessità concettuale e compositiva. La scena si svolge nella stanza del principe, riprodotta con tale esattezza da riconoscere, nei quadri appesi sulla parete di fondo. Al centro del dipinto si trova l’infanta Margherita, una delle figlie di Filippo IV e Marianna d’Austria; la bimba ha cinque anni ed è attorniata da due damigelle di corte, due meninas: una è inginocchiata e le offre una piccola brocca rossa, mentre l’altra sembra stia per fare un inchino. Il buffone di corte sta infastidendo un cane indifferente; Marcella de Ulloa, assistente di corte vestita come una suora perché vedova; accanto a lei è Don Diego Ruiz, il sovrintendente dei palazzi reali. In primo piano a sinistra, si trova anche Velazquez, con la tavolozza e il pennello in mano, davanti a una grande tela come a valutare il rapporto prospettico di ciò che sta dipingendo.
Il dipinto sembrerebbe un semplice omaggio alla vita di corte della quale il pittore è orgoglioso di far parte; a un’attenta analisi, però, l’immagine si rivela più complessa. Egli sta ritraendo i reali Filippo IV e Marianna, che vediamo riflessi in uno specchio posto in fondo alla stanza. Capiamo che i sovrani si devono trovare nello stesso punto nel quale sta l’osservatore, al quale sono rivolti gli sguardi di quasi tutti i personaggi raffigurati. I reali sono i protagonisti di una riflessione tra illusione e verità. Velazquez ribalta completamente tutti i ruoli: i protagonisti della sua tela si trovano fuori dal quadro mentre l’infanta e le meninas si trovano nella stanza, dunque fuori dalla tela cui sta lavorando il pittore.
C’è un’altra interpretazione dell’opera: la prospettiva è eccentrica e ha il punto di fuga nella mano del sovrintendente, che sta uscendo dalla porta in fondo. Las meninas sarebbe, allora, una riflessione sul rapporto che intercorre tra la realtà e la rappresentazione. L’immagine sembra vera per la precisione straordinaria dei dettagli degli abiti, dei tratti del volto, della tela che, vista dal retro, rivela essere imbevuta di colore fresco. Da notare anche la resa psicologica dei vari personaggi che animano la scena, nonché la luce che, entrando da una finestra laterale, illumina in modo diseguale la stanza, fino a spegnersi nell’ombra nell’angolo in alto a destra.

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