Concetti Chiave
- L'arrivo dei balletti russi di Sergej Djagilev nel 1917 ha attirato l'attenzione di artisti di fama internazionale, promuovendo un rinnovato clima culturale a Roma.
- Due mostre del 1918, alla Galleria d’Epoca e alla Casina del Pincio, hanno segnato un ritorno a una pittura ordinata, coinvolgendo artisti come de Chirico e Carrà.
- La pubblicazione della rivista "Valori Plastici" nel 1918 ha elevato Roma a centro del dibattito tra avanguardia e ritorno all'ordine artistico.
- Giacomo Balla e Carlo Carrà, attraverso la loro arte, hanno contribuito a un'evoluzione stilistica che rifletteva la transizione verso un classicismo post-bellico.
- La metafisica di Carrà, influenzata dalla pittura primitiva, ha portato a una nuova composizione artistica che si distaccava dall'assemblaggio di oggetti incongruenti.
Rinascita culturale post-bellica
Nel periodo del primo dopoguerra, il clima culturale e artistico della capitale italiana venne rivitalizzato da particolari eventi come ad esempio l’arrivo dei balletti russi di Sergej Djagilev nel 1917, che attirarono l’attenzione di artisti di fama internazionale come Picasso, Larionov, Gonĉarova e Cocteau e che coinvolsero nella produzione della scenografia il futurista Giacomo Balla, che per l’occasione realizzo “Feu d’artifice”.
Mostre e ritorno all'ordine
Nella primavera del 1918, due mostre dimostrano la dinamicità di questo contesto, che si muove verso una riforma dei linguaggi secessionisti e futuristi, ormai considerati insufficienti a soddisfare il senso di ordine sviluppato dopo il conflitto mondiale. La prima mostra venne organizzata alla Galleria d’Epoca e vennero coinvolti i quadri metafisici di de Chirico e Carrà, mentre la seconda venne realizzata alla Casina del Pincio, a cui partecipò anche l’architetto Marcello Piacentiti, entrambe queste mostre hanno in comune il ritorno ad una pittura in ordine.
Evoluzione artistica di de Chirico
Verso la fine dell’anno questi eventi moltiplicarono, elevando Roma alla posizione di capitale del dibattito avanguardia-ritorno all’ordine: nel 1918 inizia la pubblicazione della rivista “Valori Plastici” e Anton Giulio Bragaglia apre la sua galleria d’arte, denominata “Casa d’Arte Bragaglia”, in cui vengono organizzate mostre per Balla, de Chirico, Sironi, Depero e de Pisis. Il principio di un mutamento classicista in de Chirico nasce nella settimana passata a Roma nel maggio del 1918, nei mesi successivi dipinge “Autoritratto” anche se fino all’autunno 1919 rimane puramente metafisico, in un’arte ancora non avvera all’avanguardia, al futurismo in particolare, che lui stesso definisce una “necessità indiscutibile”.
Carrà e l'influenza primitiva
Per quanto riguarda Carlo Carrà invece, già nel marzo 1916 notiamo l’inizio di un processo radicale di azzeramento della forma con la pubblicazione di “Parlata su Giotto”, in cui è evidente l’influenza della pittura primitiva italiana con Paolo Uccello, Piero della Francesca e Giotto, che riducono la sua pittura più infantile. Questo periodo predispone Carrà al rapporto proficuo con de Chirico, con cui entrò in contatto a Ferrara nel 1917, la sua metafisica ha una radice platonica e idealistica e che poi, con il ritorno all’ordine del dopoguerra, porterà ad un ulteriore salto stilistico: il senso metafisico deve ora permeare non dall’assemblaggio di oggetti incongruenti, ma da composizione classiche.
Domande da interrogazione
- Quali eventi hanno segnato la rinascita culturale a Roma nel primo dopoguerra?
- Quali mostre hanno rappresentato il ritorno a una pittura in ordine nel 1918?
- Come si è evoluta l'arte di de Chirico e Carrà nel contesto del dopoguerra?
La rinascita culturale a Roma nel primo dopoguerra è stata segnata dall'arrivo dei balletti russi di Sergej Djagilev nel 1917, che ha attratto artisti di fama internazionale e coinvolto il futurista Giacomo Balla nella scenografia, evidenziando un rinnovato interesse per l'arte e la cultura.
Nel 1918, due mostre significative hanno dimostrato il ritorno a una pittura in ordine: una alla Galleria d’Epoca con opere di de Chirico e Carrà, e l'altra alla Casina del Pincio, che ha visto la partecipazione dell'architetto Marcello Piacentini, entrambe segnando una riforma dei linguaggi artistici.
De Chirico ha iniziato un mutamento classicista nel 1918, mentre Carrà ha avviato un processo di azzeramento della forma influenzato dalla pittura primitiva, portando entrambi a un salto stilistico che ha integrato il senso metafisico con composizioni classiche, in risposta al contesto post-bellico.