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I seguaci dello stile di Caravaggio


Caravaggio non ha avuto dei discepoli diretti e nemmeno dei collaboratori. Infatti, il suo carattere brusco ed impetuoso non gli ha mai permesso di stringere legami di lavoro. Nonostante questo, la sua pittura ha avuto una grande portata in tutta l’Europa. In Italia, essa fu definita realista o naturalista, mettendola spesso in opposizione alla corrente che si ispirava ai Carracci, quasi sempre idealizzata.
Questa distinzione è troppo schematica perché, nel XVII secolo, i pittori che si ispirano ai Carracci non ignorano il carattere artistico del Caravaggio e viceversa. Ciò che i pittori contemporanei recepiscono dal Caravaggio è la novità dell’illuminazione che proviene lateralmente per colpire con forza solo alcuni particolari per lasciarne in ombra altri. Fra i più significativi si possono citate Orazio Gentileschi, Artemisia Gentileschi, Orazio Borgianni, Carlo Saraceni, Bartolomeo Manfredi e Giovanni Seròdine.

• Orazio Gentileschi fu formato nel gusto toscano del tardo manierismo e conobbe Caravaggio a Roma da cui trasse alcuni aspetti, senza però arrivare mai alla drammaticità. Egli influì sulle scuole artistiche dell’Europa settentrionale e soprattutto su quella olandese di Delft.
• La figlia, Artemisia Gentileschi, ne riprese lo stile. Trasferitasi prima a Firenze e poi a Napoli, essa contribuì a diffondere in quest’ultima città lo stile di Caravaggio. La sua pittura predilige i toni drammatici, con aspetti realistici che a volte sfiorano l’aspetto declamatorio o addirittura truculento. Fra le sue opere si possono ricordare la Pala di Santa Cecilia, che per l’incidenza della luce ricorda Caravaggio, Giuditta e Oloferne e Giuditta. Queste due ultime, conservate rispettivamente nella Galleria degli Uffizi e nella Galleria Palatina sono da segnalare per lo spiccato realismo e l’uso del chiaro scuro.
• Orazio Borgianni si formò in Spagna, a contatto con la corrente del luminismo. Arrivato a Roma quando la polemica contro Caravaggio era al culmine, risentì comunque dell’influenza del maestro anche se il suo realismo è del tutto diverso. Fra le opere più significative, possiamo ricordare la Sacra Famiglia, conservata a Roma, nella Galleria Palatina, in cui la luce ha il potere di trasformare il naturalismo della scena rappresentata.
• Carlo Saraceni arrivò a Roma verso la fine del XVI secolo. Di origini veneziane, della corrente artistica della sua città natale, ha sempre conservato la dolcezza dei toni che gli permette di attenuare la crudezza del realismo e di dare ai personaggi un aspetto sognante anche se il tema rappresentato è violento. Fra i suoi capolavori, possiamo ricordare Giuditta con la testa di Oloferne, esposto al Kunsthistorisches Museum di Vienna.
• Bartolomeo Manfredi si dedicò all’arte di Caravaggio soltanto dopo la morte del maestro che cercò di imitarlo e a volte perfino di contraffarlo. Nelle sue tele, egli rappresenta ambienti socialmente inferiori, senza però lasciar trasparire alcun significato morale come invece aveva fatto Caravaggio. Egli raggiunse una certa notorietà, soprattutto in Francia e in Europa del Nord, dipingendo scene di “genere”, come concerti o banchetti. Fra le sue opere possiamo citare La buona ventura che è caratterizzata da un forte realismo. Essa è esposta alla Galleria Nazionale di Roma.
• Giovanni Seròdine è stato completamente ignorato a lungo per la scarsità del numero di opere lasciate e per la brevità della sua vita (ha vissuto 30 anni). Oggi è stato rivalutato ed è considerato uno dei maggiori pittori della sua epoca. Fra i seguaci del Caravaggio, esso è l’unico ad aver colto il significato antiretorico della pittura del maestro e ad utilizzare la luce in un modo del tutto personale e non per evidenziare alcuni dettagli e lasciare tutto il resto nell’oscurità. Fra le sue tele possiamo ricordare il Ritratto del padre, esposto nel Museo Civico di Lugano.
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