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Impressionismo e fotografia


L’invenzione della fotografia dava inizialmente fastidio ad alcuni pittori che avevano addirittura decretato “la morte dell’Arter”. Altri, invece, ne accettarono le potenzialità. Gli impressionisti, lottavano contro l’accademismo di istituzioni come quella dell’Academie de Beaux-Arts a Parigi. L’istituzione del Salon des Refusés costituì un grande autogoal dell’Académie, in quanto ebbe uno straordinario successo.

Persino dagli scultori la fotografia non era amata, lo stesso scultore Auguste Rodin si rese conto di dipendere dalle fotografie come modelli, nonostante la disprezzasse. Doveva realizzare una scultura per lo scrittore francese Honoré de Balzac ma, ironia della sorte, Balzac aveva paura di farsi fotografare, dunque fu costretto a girare di fotografo in fotografo per trovare uomini dalla fisionomia di Balzac.

Il rapporto tra Impressionismo e Fotografia si fece più stretto con la prima Esposizione Impressionista nell’atelier del fotografo Felix Nadar al numero 35 di Rue Boulevard de Capucines a Parigi. Proprio durante questa mostra, il movimento assunse il loro nome di battesimo, grazie ad un critico che, guardando Impressione, sole nascente di Monet, lo definì appunto un’impressione dato che per nulla esso rispettava i canoni dell’accademismo.

In effetti, ciò che accomunerà particolarmente impressionismo e fotografia, sarà proprio il loro interesse primario: la luce.

Contestualizzando, ci troviamo nel periodo della Terza Repubblica in Francia, nella cosiddetta Belle Epoque: la Parigi del piano urbanistico del barone Haussman che dota la città di un’ottima linea metropolitana, ma cabaret, casino, bar, café, teatri, cinema (grazie alla recente invenzione dei fratelli Lumière) che riempiranno le strade dei grands boulevards. Sono proprio queste strade che ispireranno i pittori impressionisti. L’impressionismo non è un movimento organizzato, i suoi esponenti non si radunano intorno ad un programma culturale, e spesso vengono da realtà sociali differenti. Hanno in comune la frequentazione del Café Guerbois, che da ritrovo settimanale diventerà il luogo di un appuntamento abituale, ogni venerdì.

Per quanto riguarda la tecnica, gli impressionisti aboliscono il disegno e la prospettiva, convinti che l’occhio umano possa guardare al di là della semplice prospettiva.
Influenzati dalle nuove scoperte dell’ottica e della luce, capirono l’inesistenza del colore locale: un colore non esisteva di per sé, ma in relazione ai colori che aveva accanto, che si fondevano sulla retina dell’occhio e ci davano l’impressione di un colore omogeneo. Quello della luce era un altro problema: un colore ci appare più o meno scuro in relazione ai colori che ha accanto. Le pennellate erano abbastanza veloci, erano soprattutto composte da macchie e picchiettature. Tra l’altro, essi dipingevano en plein air, all’aria aperta, per catturare l’impressione, quel momento che non sarebbe mai più tornato, proprio come in fotografia. Ma la fotografia forse si fermava dove l’impressionismo iniziava: nemmeno il miglior obiettivo di una fotocamera avrebbe potuto raggiungere le sensazioni e le emozioni che trasmette una tela impressionista.

Come la fotografia serve agli impressionisti? E come gli impressionisti serviranno alla fotografia?

La fotografia attrae gli impressionisti. Serviva ad essi per studiare la composizione delle scene. Tra l’altro, la capacità di “fermare” una scena era essenziale in quanto, dipingendo all’aria aperta, gli impressionisti erano caratterizzati da questo continuo cambiamento di luce e da una perdita dei dettagli nelle scene, seppur non influente. La fotografia forniva informazioni sul comportamento della luce nel passaggio da una tonalità all’altra. Della fotografia i pittori impressionisti adottano le inquadrature nuove e originali, come strade riprese dall’alto, ponti ritratti da sotto e il taglio casuale dei soggetti.

Un esempio clamoroso è costituito nel dipinto di Manet de Il bar delle Folies-Bergère, in cui una figura maschile al lato del dipinto è tagliata. Questo taglio non sarebbe mai stato fatto da un pittore tradizionale, ma rende realistica la scena, come in una fotografia.

Fra i pittori impressionisti che avranno un legame sano con la fotografia spicca sicuramente Edgar Degas. Egli comprò nel 1895 una fotocamera, sperimentò ritratti di amici artisti e poeti, nudi femminili e alcuni paesaggi, ma anche foto di interni, di sera soprattutto. Secondo il poeta francese Paul Valéry, egli sottoponeva i suoi amici ad un “terrificante quarto d’ora di immobilità”. Controllava le condizioni di luce delle foto notturne con lampade e riflettori.

Il soggetto preferito di Degas, per le sue foto, erano le ballerine. Degas le riprende in pose di ballo sul palcoscenico e dietro le quinte. Usava le foto come modello per disegni a pastello e dipinti a olio. Purtorppo la sua vista peggiorò e smise di fotografare.

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