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Impressionismo (Monet, Renoir, Degas, Sisley, Pissarro, Berthe Morisot)

1. L’impressionismo si sviluppa nella moderna ed eclettica Parigi, la ville lumiere. Due sono le caratteristiche più incredibile della nuova esperienza artistica: non vi è una base culturale omogenea e tantomeno manifesti, ma il gruppo si costituisce piuttosto per aggregazione spontanea.

2. Artisti con il desiderio di innovare e di ribellarsi alla pittura accademica iniziarono a riunirsi presso il Caffè Guerbois (il venerdi pomeriggio/sera) e il Caffè Nouvelle Athennes (il lunedì).

3. La diversità del gruppo sta nell’innovativo rapporto con la realtà: ciò che conta in ogni rappresentazione è l’impressione che un determinato stimolo esterno suscita nell’artista, il quale opera una sintesi di eliminazione del superfluo per tendere all’impressione pura.

4. Tecnica: abolizione del disegno e della linea di contorno, colori giustapposti (inesistenza del colore locale, il colore esiste solo in rapporto agli altri colori che ha intorno), pennellata veloce e sintetica (virgolettatura).

5. Gli impressionisti vogliono riprodurre sulla tela l’attimo fuggente generato dall’impressione della luce: la consapevolezza che l’istante successivo potrà generare sull’artista impressioni del tutto diverse porta gli autori a ritrarre il ricorrente tema dell’acqua, che per sua natura sempre cambia e sempre dà nuove impressioni.

6. Gli impressionisti ostentano una totale disinteresse verso il soggetto: non è tanto ciò che viene rappresentato ad essere fondante, ma la percezione che l’artista ne prova e la modalità con cui lo rappresenta.

7. 15 aprile 1874. Alcuni giovani artisti espongono le proprie opere presso lo studio fotografico di Felix Nadar. La mostra fu un fallimento tranne per il fatto che Louis Leroy, chiedendo a Monet di dare un titolo sul momento ad ‘Impressione, sole nascente’, stroncò il gruppo definendoli impressionisti.

Cinque punti: disinteresse per il soggetto, orientamento realista, importanza della luce, pennellata veloce e sintetica (virgolettatura), avversione all’arte accademica, pittura en plein air L’uso del bianco e del nero è ristretto al minimo indispensabile.

Edouard Manet

Viaggia in Olanda e Italia, fu affascinato da Goya, Velazquez e Delacroix. Non partecipò mai a nessuna esposizione impressionista, tuttavia era considerato un maestro: il giorno dei funerali (nel 1883, tre anni prima dell’ottava ed ultima esposizione) tutti gli impressionisti si radunano forse per l’ultima volta attorno al suo feretro Nonostante usasse ancora la campitura piatta, si vedono già nelle sue opere l’avversione al mondo accademico e alcuni accenti di virgolettatura. Colazione sull’erba

1. Esposto nel 1863 al Salon de Refuses destò un grande scandalo: la presenza di una donna nuda in compagnia di due uomini vestiti secondo la moda del tempo suggeriva il fatto che ella non fosse un’allegoria, ma che rappresentasse una ragazza comune svestita, la modella preferita Victorine-Louise Mourent.

2. La rottura con il passato sta nell’aver rinnegato l’impianto classico e il tema mitologico: riproduce due uomini del tempo che vestono ‘gli orribili costumi moderni francesi’ per ‘far vedere che sono uomini’ e ‘una comune prostituta, completamente nuda’.

3. Manet in realtà aveva ben presenti alcuni esempi rinascimentali: Concerto campestre di Tiziano o Giorgione e le incisioni di Marcantonio Raimondi.

4. La critica prese di mira anche la tecnica pittorica: fu accusato di non essere in grado di usare prospettiva e chiaroscuro. In effetti, Manet ha voluto rappresentare i personaggi e il paesaggio quasi che i primi fossero ritagliati e incollati sul secondo.

5. Manet abbandona così la mitologia e la leziosaggine dei personaggi accademici, facendosi portavoce di nuove istanze poetiche: una nuova generazione di pittori avrà grande ammirazione per il suo coraggio, gli Impressionisti.

Olympia

1. Il dipinto riprede la Venere Dormiente di Giorgione, la Venere di Urbino di Tiziano, la Maya Desnuda di Goya e la recente Odalisca con schiava di Ingres. Certamente Manet conosceva anche alcune stampe pornografiche circolanti nei salotti borghesi dell’epoca.

2. La critica fu diretta alla scelta del soggetto, ritenuto volgare e sconveniente in quanto rappresentava una prostituta, e alla tecnica pittorica, accusandolo di non saper modellare i corpi col chiaroscuro.

3. Manet trasforma la dea venere di Tiziano in una prostituta parigina, sprezzante e sgraziata nel corpo. La mano premuta sul ventre e il nastro al collo sono sono un segno della sua professione e il gatto nero, prima cane allegoria della fedeltà, diventa simbolo dell’adulterio.

4. Apprezzamento degli impressionisti: 1 Rinnega la pittura accademica rappresentando il reale del suo tempo 2 Oppone a prospettiva e chiaroscuro la piattezza delle forme e i forti contrasti cromatici 3 Si legge nel mazzo di fiori un’anticipazione della pittura impressionista.

Il bar delle Folies Bergere

1. L’olio su tela, conservato al Courtauld Institute of Art di Londra, rappresenta l’ultima opere dell’artista. L’opera, accettata nel 1882 al Salon, costituisce una sorta di testamento spirituale.

2. Riassume le caratteristiche della sua poetica: l’amore realistico per il quotidiano, il ritratto di un personaggio nella sua condizione giornaliera,il gusto per la natura morta, l’assenza di chiaroscuro e l’intuizione della pittura impressionista.

3. Il tema dello specchio sarà ricorrente fra gli Impressionisti: attraverso lo specchio l’autore riesce a suggerirci il vasto salone tanto in voga, nell’Assenzio di Degas e ne I giocatori di Carte di Cezanne sarà ripreso il medesimo elemento.

4. Modelli: nei polsini e nel colletto Manet si riferisce alla pittura fiamminga del 1600, mentre nel vaso di rose e nello specchio retrostante sono già suggerite le pennellate con virgolettature.

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