MACCHIAIOLI
Il movimento artistico più importante dell’Ottocento si rilevò a Firenze, dove affluirono artisti da tutte le città, i quali si incontravano nel Caffè Michelangiolo, in cui si scambiavano idee antiscolastiche e antiaccademiche, similmente agli impressionisti nel Caffè Guerbois. Nel 1856 nasce la pittura a macchia che ebbe una lenta maturazione. Pittura a macchia perché noi vediamo le forme non isolate da una linea di contorno ma come macchie di colore distinte o sovrapposte tra loto perché la luce colpendo gli oggetti viene rinviata al nostro occhio come colore, che appare a noi come una macchia, una prima impressione. C’è dunque un’analogia tra gli impressionisti parigini e i macchiaioli toscani, ma sono comunque differenti in quanto gli impressionisti vogliono cogliere l’attimo, la transitorietà, mentre i macchiaioli l’eterno, e inoltre questi ultimi non utilizzano l’accostamento dei complementari non riuscendo a raggiungere la luminosità degli impressionisti.

GIOVANNI FATTORI
Fattori è il maggior pittore della macchia, essendo un uomo senza lettere non è stato condizionato da movimenti letterari, la sua è una cultura visiva. Una volta allievo di Bezzuoli, si rilevò indisciplinato perché a lui non interessava il teorico ma l’osservazione della natura, inizialmente, entrato nel Caffè Michelangiolo, oscillava tra pittori accademici e rinnovatori, poi trova la sua strada, mette sulla tela le sofferenze dei moti rivoluzionari a cui aveva partecipato, che sperava portassero a una nuova e libera società. Descrive animali, paesaggi e vita militare, i personaggi ritratti sono eroi, ma non nel senso che vincono le battaglie anzi sono per lo più vittime, ma sono eroi in quanto accettano la loro sorte; Questi sono gli stessi uomini di tanti altri quadri del Fattori che hanno per soggetto la vita quotidiana. Gli inizi della sua pittura sono caratterizzati dall’ambiente storico – romano come “Maria Stuarda al campo di Crookstone”, in cui riprende un romanzo di Walter Scott “L’abate”, dove le truppe di Maria Stuarda, regina cattolica vengono sconfitte da quelle di Moray, ed ella vede il corpo morente del suo amato Douglas. La disposizione dei protagonisti crea una profondità spaziale, infatti sul fondo si vedono polveroni sollevati dai cavalli, il fragore della battaglia. Si dedica poi allo studio della macchia, ne è esempio la tavola “Soldati francesi del ‘59”, in cui riprende i soldati di Bonaparte giunti a Firenze a sostegno della nascente unità nazionale. Importante per la prospettiva dal punto di vista rialzato è “Il Ritorno alla cavalleria”. Quando dipinge paesaggi toscani o il lavoro umano esprime il meglio di se stesso, la tavola intitolata La rotonda di Palmieri è una delle opere più famose dei macchiaioli, rappresenta un gruppo di donne sedute sulla rotonda dello stabilimento balneare Palmieri di Livorno, eseguito dal vero con macchie di colore. La tavola presenta una larghezza che prevale sull’altezza; La tavola La signora Martelli a Castiglioncello esprime l’intensa luce mediterranea della costa dove tutto appare costruito per netti stacchi di colore. Quando l’arte del Fattori si fa più drammatica dipinge Libecciata, Marina al tramonto, Mare in burrasca, dove il mare non è più calmo, ma il vento impetuoso agita le maree piegando gli alberi con forza. Per le tele rappresentanti il duro lavoro dell’uomo protagonisti sono La maremma toscana, i buoi, cavalli, contadini, la cui condizione di lavorare la terra è eterna. Alla caduta dei valori liberali nei quali credevano non evade nel simbolismo ma nel verismo e nei contenuti sociali. Nella tela Il cavallo morto in una tortuosa strada fiancheggiata da campi gialli c’è questo cavallo, morto per la fatica, e il volto del contadino è segnato dalla sofferenza per aver perso un fedele amico e un importante mezzo per il suo lavoro. Il cielo è colmo di nubi, per esaltare la disperazione dell’uomo.

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