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Goya, Francisco-vita e produzione artistica

“Il Parasole” (1777, olio su tela, Museo del Prado di Madrid: L'opera rappresenta una prima fase della produzione artistica di Goya, nella quale egli trae ispirazione dall’osservazione della diversificata società spagnola del tempo. La spontaneità del dipinto fa sì che esso assomigli quasi ad una bozza.
“Capricci” (1799):Si tratta di una serie di acqueforti che l’artista realizza in seguito alla comparsa di una misteriosa malattia che lo priva dell’udito, portandolo all’isolamento e a una visione disillusa della realtà. Sono tavole che denunciano gli orrori provocati dalla superstizione e dall’ignoranza, che, quando la ragione non agisce, favoriscono il prevalere degli impulsi irrazionali. In una delle tavole più celebri, “Il sogno della ragione genera mostri”, esse sono rappresentate da mostruose creature attorno alla figura di un uomo che dorme.

“Famiglia di Carlo IV” (1800-01, olio su tela, Museo del Prado di Madrid): L’artista vuole comunicare un’immagine negativa delle figure illustri rappresentate nel dipinto, caratterizzato da un certo senso del grottesco.
“Disastri della guerra” (1808-12):Si tratta di una serie di acqueforti nelle quali Goya denuncia le atrocità della guerra e della violenza umana, pubblicata postuma nel 1863. Il contesto storico in cui le tavole vengono realizzate è quello di una Spagna che, arretrata e decadente, passa sotto il governo di Giuseppe Bonaparte, dal 1808 al 1812. Ciò suscita la resistenza spagnola antifrancese. Una di queste tavole è intitolata “E non c’è rimedio”.
“2 maggio 1808: lotta contro i mamelucchi” (1814, olio su tela, Museo del Prado di Madrid):Quest’opera raffigura un episodio della resistenza,ovvero la battaglia dei madrileni contro i soldati turchi, i quali combattono per la Francia.
“3 maggio 1808: fucilazione alla Montana del Principe Pio” (1814, olio su tela, Museo del Prado di Madrid):L’opera riproduce l’esecuzione capitale di un gruppo di patrioti sospettati di aver preso parte alla rivolta del giorno precedente. Le figure, illuminate da una lanterna in primo piano, si stagliano sullo sfondo nero. L’apice del dipinto, anche dal punto di vista della composizione, è rappresentato dal gesto e dall’urlo di un contadino che sta per essere giustiziato. Attorno a lui si raccolgono i patrioti prossimi all’esecuzione, insieme ad un frate che prega in ginocchio; alla sua destra giacciono i cadaveri delle vittime. La disposizione dei soldati francesi, allineati diagonalmente, ne simboleggia la freddezza, che si contrappone alla disperazione e al terrore delle vittime. Le figure non sono ben definite: l’obiettivo dell’artista non è infatti quello di creare una rappresentazione nitida, ma quello di denunciare le atrocità della guerra.
L’ultima fase della produzione di Goya è rappresentata dalle “pitture nere”, che raffigurano scene crude e cupe, nelle quali l’ombra sembra aver vinto definitivamente la luce della ragione. Esse vengono realizzate in seguito alla restaurazione borbonica e all’annullamento, da parte di Fernando VII della costituzione del 1814 e al ripristino dell’Inquisizione.
Nel 1824 Goya lascia per sempre la Spagna per stabilirsi in Francia, dove entra in contatto con gli artisti più importanti del romanticismo francese, come Gèricault e Delacroix.

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