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Concetti Chiave

  • Gauguin utilizza il colore come strumento per esprimere il mondo interiore, allontanandosi dal realismo e dal naturalismo.
  • Le sue opere riflettono influenze artistiche come Fauvismo ed Espressionismo, caratterizzate dalla liberazione del colore e dalla rappresentazione simbolica.
  • Durante il primo periodo bretone, Gauguin sviluppa il Sintetismo, collaborando con Émile Bernard e immergendosi in tradizioni religiose locali.
  • Il periodo tahitiano segna un cambio stilistico, con opere che mescolano simbolismo cattolico e influenze orientali, evidenziando il suo desiderio di un paradiso intatto.
  • Il dipinto "Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?" esplora temi esistenziali e rappresenta la sintesi delle esperienze di vita di Gauguin, senza fornire risposte definitive.

Accordi di colore e influenze

Accordi di colore “musicali”: libera il colore dall’aderenza ai dati percettivi e dal realismo = piatti, forti contorni alla Japonaiserie, perché la pittura deve rifuggire ogni naturalismo ed essere uno specchio del mondo interiore, non di quello esteriore, e il colore è il mezzo per eccellenza per scavare dentro gli stati d’animo.

• Influenzerà:

o Fauves x la libertà per descrivere al massimo il potere di emozionarsi e il gusto di vivere (André Derain).

Espressionismo x la valorizzazione dell’arte popolare folkloristica, liberazione del colore, eliminazione dell’illusionismo prospettico e la rappresentazione della natura in senso simbolico e panteistico (Matisse).

Simbolismo x il rifiuto della concezione razionalistica e realista, tanto che Paul Sérusier dei famosi Nabis si dichiarava erede di Gauguin.

Cubismo x i colori saturi.

• Periodi:

Primo periodo bretone e Panama

• Primo periodo bretone: a Post-Aven, sulla costa della Bretagna dal 1885 al 1886. Un paradiso vergine e incontaminato perché ancora legato a severe tradizioni religiose, perfetto per le sue pitture “primitive”. Conosce il giovanissimo Émile Bernard, con cui stringe un’amicizia duratura alla base di quello che fu chiamato Sintetismo. Ma ha troppe difficoltà a vendere i suoi quadri, così viaggia fino a Panama da suo cognato.

• Periodo a Panama e nella Martinica francese: 1887-1888 “Vado a vivere come un selvaggio”, scrive alla moglie in Danimarca. Ma il clima troppo tropicale e l’assenza di mercanti d’arte lo spingono a tornare in Francia.

Secondo periodo bretone e opere

• Secondo periodo bretone: dal 1888 al 1889.

Il Cristo giallo: un esempio di Sintetismo per la presenza di campiture piatte di colori vibranti racchiusi entro una linea di contorno. Questa severa schematizzazione riporta all’arte medievale delle vetrate o dello smalto. Inoltre possiamo riconoscere nel volto del crocifisso un autoritratto del suo autore, quasi che si eleggesse a profeta incompreso come Gesù.

La Belle Angèle: dipinta alla giapponese per la fluttuazione della figura nello spazio, le campiture di colore e la presenza di elementi ornamentali. Per le campiture parliamo sempre di Sintetismo, ma la bretone somiglia per il portamento austero e la caratteristica cuffia ad Anna De Clèves, duchessa tedesca del ‘500, mentre l’idolo a sinistra annuncia l’inizio del sincretismo, convergenza di diverse ideologie e culture soprattutto orientale-occidentale.

• La visione dopo il sermone: come lo descrisse a Van Gogh in una lettera del 1888 “un quadro religioso molto mal fatto”. In questo Gauguin vuole essere un primitivo, un pittore arcaico che si libera dal realismo abbinando colori arbitrariamente ai soggetti. Anche in questo caso, ma qui più che in altri, la scena dell’angelo che lotta con Giacobbe è tratta dal disegno dei “Lottatori di sumo” del giapponese Hokusai per le linee definite e la prospettiva dall’alto. Le ombreggiature, che il pittore definiva “inganni del Sole”, sono ridotte alle sole ombre proprie, ovvero quelle dei solidi illuminati dalla fonte di luce, eliminando quelle portate, cioè quelle del solido su altri vicini a lui. Questo perché la fedele traduzione della natura in pittura dell’en-plein-air è troppo meccanica, mentre Gauguin è meritevole per aver trasformato il colore in assolutezze astratte, semplici ma superstiziose.

Periodo ad Arles e Van Gogh

• Periodo ad Arles (1889): con l’amico Vincent Van Gogh ma soprattutto perché il fratello Théo gli comprava un quadro ogni mese. E, in effetti, questa convivenza forzata durò poco perché i due pittori avevano caratteri e concezioni artistiche troppo diverse: il romantico Vincent criticava il suo metodo di pittura primitivo e Gauguin gli dava ragione solo per avere pace dalle sue eccentricità. Uno apprezzava però i quadri dell’altro, tanto che Gauguin dedicò all’amico un

Autoritratto che nello sfondo ha il profilo di Van Gogh in verde. In basso si trova la dedica “Les misérables”, quasi un autocompiacimento per essere i pittori dannati, troppo moderni per piacere al grande pubblico.

Van Gogh che dipinge i girasoli: mostra come Vincent fosse ancora legato alla natura en-plein-air, copiando i fiori dal vero, al contrario di Gauguin che riusciva già a immaginare la costruzione di un quadro.

Periodo tahitiano e opere

• Periodo tahitiano: 1891 a Tahiti e poi nelle Isole Marchesi, dove sperava finalmente di ”coltivare se stesso allo stato selvaggio”.

Ia Orana Maria (Ave Maria): mostra una sorta di Maria reinterpretata in vesti locali, ibrido di Annunciazione, Adorazione dei pastori e gesti orientali, come le mani giunte delle due donne nello sfondo che sono tratte da un rilievo nel tempio buddista di Borobudur nell’isola di Giava e che in verità sono un segno di saluto e non di preghiera.

Para una te Varau (Le parole del diavolo): rappresenta una donna nuda un po’ tozza con i piedi simili a quelli delle statue romaniche e sullo sfondo un uomo dagli occhi gialli, quasi uno sciamano. Si tratta di un altro esempio di quel “miscuglio inquietante di simboli cattolici come il diavolo e d’immaginazione barbara-indù” di cui parlava Octave Mirbeau, scrittore esponente del nascente Espressionismo. Il soggetto piacerà molto ai Nabis, che pescano molto nelle simbologie orientaleggianti, e anche grazie ai colori quasi da carta da parati, tutti allo stesso piatto livello.

Vahine nol te vi (Donna tahitiana con mango): custodito presso il Baltimore Museum of Art e dipinto nel ’91, rappresenta una bellezza di proporzioni quasi raffaellite, semplice e quasi arcaicizzante nelle linee curve e grezze. Non è bella secondo i canoni occidentali, ma l’arte europea ha già dato tutto, secondo il pittore, ormai è sterile e spenta al contrario di questa: come disse Edgar Allan Poe, “Non c’è bellezza senza singolarità”. FA da copia con Vahine no te Tiare (Donna tahitiana con un fiore).

Periodo polinesiano e riflessioni

Periodo polinesiano: rendendosi conto che ormai anche Tahiti era stata contaminata dalle corruzioni dei colonizzatori, Gauguin si trasferì nella Polinesia francese dove dipinse fino alla fine dei suoi giorni, tra i tormenti di non aver mai trovato veramente un paradiso intatto e la pace finale, con conseguente drastico cambio di stile.

• Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?: il quadro più grande e sofferto della sua vita (3 metri di lunghezza), dipinto poco prima di tentare il suicidio. Lo descrisse come “un’opera filosofica senza nessuna allegoria comprensibile” che però suggerisce un simbolismo fortissimo. Questo commento si può capire per il sincretismo di riferimenti che vi sono: interrogandosi su passato, presente e futuro, Gauguin crea una Primavera di Botticelli con donne tahitiane in una sorta di paradiso terrestre caratterizzato però da un idolo orientale, il tutto con colori sommari (l’azzurro della statua complementare al giallo della carnagione degli altri corpi). Le domande iniziali non hanno risposta, ma sottolineano al contrario l’enigma appassionante della vita.

Cavalieri sulla spiaggia: forse questo slancio ottimista portò il pittore a creare, nel 1901, questo delicato dipinto, uno degli ultimissimi. Rappresenta tre indigeni a cavallo in chiari toni pastello, rosa e azzurro, tanto dolci che nemmeno la strana apparizione dei due cavalieri-demoni a sinistra possono oscurarli. Infatti, non c’è paura, sembra solo che gli spiriti incappucciati stano accompagnando i cavalieri verso una dimensione più serena.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è il significato degli "accordi di colore" nella pittura di Gauguin?
  2. Gli accordi di colore liberano il colore dall'aderenza ai dati percettivi e dal realismo, rifuggendo il naturalismo per diventare uno specchio del mondo interiore, come affermato nel testo.

  3. Come ha influenzato Gauguin il movimento Fauvismo?
  4. Gauguin ha ispirato i Fauves con la sua libertà di espressione, enfatizzando il potere di emozionarsi e il gusto di vivere, come evidenziato da André Derain.

  5. Quali sono le caratteristiche del "Sintetismo" nelle opere di Gauguin?
  6. Il Sintetismo si manifesta attraverso campiture piatte di colori vibranti e contorni definiti, come si può vedere ne "Il Cristo giallo" e "La Belle Angèle", che richiamano l'arte medievale.

  7. In che modo il periodo tahitiano ha influenzato l'arte di Gauguin?
  8. Durante il periodo tahitiano, Gauguin ha cercato di "coltivare se stesso allo stato selvaggio", creando opere come "Ia Orana Maria" che mescolano simboli cattolici e orientali, riflettendo un sincretismo culturale.

  9. Qual è il significato del dipinto "Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?"?
  10. Questo grande dipinto rappresenta una riflessione profonda sulla vita e il suo significato, con domande esistenziali che rimangono senza risposta, suggerendo un forte simbolismo e un senso di enigma, come descritto nel testo.

Domande e risposte

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