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Fautrier, Jean - Otages

Negli anni della Seconda guerra mondiale, il francese Jean Fautrier approntò una serie di opere, gli Otages, destinata a diventare un nodo centrale della sua produzione successiva. Perseguitato dalla Gestapo, l'artista sfuggì all'arresto rifugiandosi in una casa di cura per malati di mente presso Parigi. Qui assistette ogni notte, di nascosto, alle torture inflitte dai nazisti a vittime innocenti, usate come cavie per esperimenti di ogni genere. Il ciclo degli Otages - costituito da tre sculture e da una quarantina di tele dipinte tra il 1942 e il 1943 - nacque dalla memoria di questa esperienza atroce. Nelle tele degli Ostaggi, volti di personaggi non meglio identificati sono realizzati con una materia pittorica densa e contorta, fatta di impasti di cemento e cera, colle e polveri colorate. Su una superficie di carta, tela e stracci, Fautrier accumula senza soluzione di continuità falde di sostanze differenti che, amalgamandosi fra loro nella creazione di una figura vagamente accennata, conferiscono all'insieme un inedito effetto espressivo. Considerato per questa tecnica il caposcuola dell'Informale materico, Fautrier piegò i risultati della propria sperimentazione a precise esigenze contenutistiche. La potenza dei suoi impasti e delle sue forme spesse e coagulate suggerisce ancora oggi allo spettatore la natura psicologica intima dell'ostaggio, la sua anima e la sua sofferenza. Che è quella del prigioniero, del recluso, del torturato, emblema tragico degli anni della guerra.

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