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Antoni Tàpies - X i dues creus


Antoni Tàpies si concentrò sin dagli esordi sulla componente materica dell'opera d'arte, ponendo al centro della propria ricerca la sperimentazione di nuovi strumenti e materiali. Accanto all'uso di impasti dalla consistenza terrosa, miscele di sabbie e pigmenti, colle, gessi e detriti di vario genere, l'artista catalano ricorse addirittura all'uso di parti di oggetti veri e propri (corde, scatole, tessuti grezzi e listelli di legno) assemblati al fine di conferire all'immagine l'effetto di un reperto affiorato dalla materia e ad alto tasso di espressività. Al pari di Burri, Tàpies condusse la propria indagine artistica anche sul concetto di calco, pressando su paste colorate dense come fango arnesi di ogni sorta, la cui impronta aveva il fine di evocare riflessioni esistenziali sul valore del tempo e delle cose.

A cavallo fra gli anni Cinquanta e Sessanta, Tàpies iniziò a inserire nelle proprie opere elementi simbolici semplici, tracciati in punta di pennello e costituiti da linee nere e robuste, come in X i due creus, in cui l'artista gioca sul significato variabile della "x", che diventa una croce se viene ruotata di 45 gradi. Si tratta spesso di segni incisi su ampie zone di bianco che ricordano i graffiti apparentemente causali distribuiti sull'intonaco dei muri della città, segni in un certo senso oscuri, da leggere e reinterpretare come enigmatici messaggi secondo una poetica di chiara ascendenza surrealista. il fascino della ricerca di Tàpies colpì subito anche i colleghi americani, che ne scoprirono precocemente il lavoro e in parte ne subirono l'influsso.

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