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Dadaismo e Surrealismo


Qualsiasi tentativo di definire il dadaismo è contraddittorio, come disse uno dei suoi fondatori: “il dadaismo è niente, niente, niente”. Non esistevano regole. Nato nel 1916 in risposta alla devastazione della Prima guerra mondiale per mezzo di rifugiati di guerra in Svizzera, a Zurigo, rispecchiava il desiderio di costruire una nuova umanità Ciò signfica annullare ed eliminare definitivamente tutti i valori del passato, anche dell’arte. I fotografi erano aperti a qualsiasi situazione al caso, ma anche all’irrazionalità, irriverenza e incongruità. Il tedesco Kurt Schiwtters fu il rappresentante del dadaismo, nel suo studio detto Merzbau, un collage astratto di strutture, esso stesso opera d’arte.

Furono i dadaisti a usare per primi il termine “fotomontaggio”. Artisti come Christand Schad e Jean Hans Arp avevano applicato foto sulle loro opere d’arte già all’inizio del 1900, mentre la dadaista berlinese Hannah Hoch nel 1919 utilizzò immagini ritagliate da riviste e incollate distorcendo le dimensioni, la prospettiva e la rappresentazione per esprimere la sua critica verso la politica e la società. Il fotomontaggio permise di accostare elementi trovati a caso. In realtà tutto era a caso, proprio per creare confusione e rivelare assurdità. Ecco perché i dadaisti, ribelli a qualsiasi istituzione, erano attratti da questa tecnica.

Il procedimento fotografico che rendeva possibile il “montaggio di immagini trovate” mettendo uno accanto all’altro a caso elementi che di solito non si incontrano, interessò anche i surrealisti.

Il dadaismo, non avendo offerto nulla di nuovo e a causa della riduzione delle sue risorse artistiche, lasciò la scena al movimento surrealista. Sotto la guida di André Breton si riunirono per fondare un nuovo movimento artisti come Max Ernst, Salvador Dalì, Man Ray, Hans Arp ecc. Nel 1924 fu pubblicato il Manifesto del Surrealismo. Influenzati dalle torie di Freud della libera associazione per liberare l’immaginazione dai suoi consueti vincoli, cercarono di “risolvere le precedenti condizioni di contraddizione tra sogno e realtà”.

Gli scrittori surrealisti sperimentarono la scrittura automatica, chiamata talvolta flusso di coscienza, che Breton definiva come un dettato di pensieri della coscienza senza restrizioni morali. Nell’arte, il Surrealismo si preconfigurava di rappresentare delle composizioni oniriche e il “reale funzionamento del pensiero” come ben esprimono le opere di Dali. La loro pittura era “automatica”

La fotografia fu la perfetta forma di espressione di questi esperimenti mentali. Per la prima volta nella storia, la sua natura automatica e meccanica era accettata, persino essenziale e occupò un gran ruolo nel movimento. Gli artisti ptoevano inquadrare qualsiasi cosa in qualsiasi momento e l’immagine che ne risultava si poteva definire surrealista. Era possibile farlo attraverso tecniche come il fotomontaggio, il collage, l’esposizione multipla e la posterizzazione parziale (effetto applicabile ad un'immagine per cui questa viene compressa, riducendo il numero di livelli di colore e aumentandone il contrasto), che offrirono metodi efficaci per combinare elementi diversi in contrapposizioni rivelatrici.

Mentre Man Ray e altri fotografi surrealisti come Maurice Tabard, Otto Umbehr e André Kertész producevano immagini coerenti con l’estetica dell’eleganza e della bellezza, Hans Bellmar lasciò libero sfogo all’incoscio mettendo in posa forme simili a bambole, che costruiva lui stesso, creando opere inquietanti ma uniche.

Man Ray
Nato Emmanuel Radnitsky, fu l’incarnazione dello sperimentatore irrequieto. Per quanto utilizzasse la macchina fotografica in modo intuitivo, per lui la fotografia veniva sempre dopo la pittura. “Fotografo quello che non ho voglia di dipingere, le cose che hanno già un’esistenza”.
Conobbe Stieglitz, e gli artisti d’avanguardia Marcel Duchamp e Francis Picabia. Intorno al 1918 fece le sue prime foto e fu accolto con calore dai dadaisti. Le sue opere più note, tuttavia, sono nature morte, nudi giocosi e ritrttti di amici.
L’uso innovativo della fotografia fece di Man Ray un capofila del surrealismo. Si dice avesse scoperto per causa la ‘solarizzazione’, quando il suo assistente aveva aperto al momento sbagliato. La solarizzazione avviene quando una stampa è esposta per un breve istante alla luce durante lo sviluppo: le parti non sviluppate diventano molto scure, mentre altre assumono una luminosità innaturale. Man Ray sperimentò anche i fotogrammi che chiamò banalmente “rayogrammi”.

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