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Cèzanne

Cèzanne nacque a Aix-en-Provence, nel meridione della Francia da una famiglia benestante (il padre era il proprietario della banca locale). Il padre desiderava che studiasse giurisprudenza. Cèzanne studiò nel collegio Bourbon, dove ebbe come compagno il grande scrittore Emile Zola, al quale restò legato per molti anni e successivamente, seguì dei corsi di disegno alla scuola delle belle arti della città natale. Vincendo le opposizioni del padre, passò alcuni anni a Parigi per dedicarsi alla pittura e per tutta la vita cercò di far accettare le sue opere ai Salons ufficiali, ricevendo però, solo rifiuti. Il successo, infatti, arrivò molto tardi per Cèzanne: soltanto nel 1900, quando l'artista aveva 61 anni, riesce a vedere una sua opere e, due anni prima della morte, il Salon d'Autumne gli dedicò un'intera sala.
Cèzanne trascorse l'intera sua esistenza in Francia, salvo un breve periodo in Svizzera, risiedendo quasi sempre ad Aix. A Parigi entrò in contatto con quei pittori che vennero poi chiamati Impressionisti e partecipò anche alla loro prima esposizione nello studio di Nadar. Ben presto, però, si allontanò da loro perché le sue opere degli inizi degli anni 80 mostrano già significative differenze rispetto a quelle degli Impressionisti e il suo distacco dallo loro visione fuggevole della realtà appare definitivo già alla fine del decennio. Dall'Impressionismo Cèzanne apprese il dipingere en plein air e la ricerca della massima luminosità dei colori. Tuttavia, l'esperienza impressionista fu per lui solo l'inizio di una ricerca che lo vedi tormentarsi continuamente nella speranza di giungere a quella verità essenziale delle cose che l'impressione visiva non poteva esaurire. Il disegno di Cèzanne è deciso ed è realizzato con linee ondulate che si sovrappongono nel delimitare i contorni, mentre un tratteggio rapido indicano le zone in ombra e modella i volumi. Talvolta al disegno a matita si aggiungono delle macchie di acquerello. Gli acquerelli dell'artista vivono nel disegno a matita, che individua la geometria dell'insieme, e dei vari strati di trasparenze colorate, sovrapposti l'uno all'altro solo dopo che la pennellata sottostante si era asciugata. In tal modo si impedisce ai colori di mischiarsi e la loro sovrapposizioni dà luogo a vari piani determinanti lo spazio. Cèzanne lasciava in bianco il foglio nei punti colpiti direttamente dalla luce. Le masse non venivano completamente rifinite, bastando il colore già dato ad indicarne le forma. Cèzanne utilizza come pennello, la spatola che dà un certo spessore alla pittura.

La casa dell'impiccato a Auvers-sur-Oise, è uno dei due dipinti che Cèzanne espose alla prima mostra degli Impressionisti. Quest'opera rappresenta una casa in campagna, lasciata a disposizione da un medico amante dell'arte. I colori dominanti sono verde, giallo e marrone. La scelta del plein air e i piccoli tocchi di colore con i numerosi chiari fanno di questo dipinto un'opera sicuramente impressionista.
Non c'è ordine prospettico, tutto è dato da masse di colore che costituiscono le parti e tutto è costruito su forme geometriche. Non c'è un disegno di base e manca la linea di contorno. Il sentiero che sale da sinistra viene chiuso dalle case in primo piano. Il paesaggio alla spalle è visto grazio ad un taglio triangolare. Vi sono linee oblique che costituiscono i tetti delle case e linee morbide, come quelle delle colline sullo sfondo. La vallata grandissima è limitata dal cielo che da un tenue color lilla prende corpo trasformandosi in un azzurro deciso, le parti colpite dalla luce sono lasciate in bianco. Nel paesaggio non si scorge nessuna figura umana. Cèzanne costruisce l'immagine attraverso la struttura delle forme e i colori compatti. Qui si nota volontà dell'artista di andare oltre la ricerca degli Impressionisti. Secondo Cèzanne, infatti, nella pittura ci sono due cose: l'occhio e il cervello ed entrambe devono aiutarsi tra loro. Ciò significa che la lettura semplicemente percettiva della natura (considerata, cioè, come si mostra ai sensi) non è sufficiente. Esiste, infatti, un secondo livello di lettura, quello intellettivo. L'intelligenza deve spronare il pittore-ricercatore a indagare la realtà per scoprirne l'essenza, la verità nascosta dalle apparenze che la rivestono. E' la geometria che permea tutte le cose e a cui tutto può essere ricondotto, la verità a cui Cèzanne tende. Le sue figure pur nell'essenzialità delle forme, acquistano una maggiore monumentalità e una potenza architettonica, mentre l'uso costruttivo del colore determina piani, curve, spigoli, mutamenti d'inclinazione, differenze di luce, come una scultura di creta appena abbozzata ma che già mostra il modellato finale. Insomma, Cèzanne non coglie l'attimo come gli Impressionisti, ma studia l'oggetto virtualmente, immagina ogni singola pare, prima i contorni e poi la pittura, assembla le parti e le rappresenta. Cèzanne suggerisce di studiare la natura attraverso il cilindro, la sfera e il cono, tutto posto in prospettiva, in modo che ogni lato di un oggetto o di un piano si diriga verso un punto centrale.
Uno dei capolavori dell'artista è "Giocatori di carte".
Quest'opera rappresenta due uomini in un'osteria di paese che stanno giocando a carte davanti ad uno specchio. I colori dominanti sono l'ocra, il giallo e il marrone, ma non si capisce il colore delle giacche che è dato per pezzature di colore. Quello di sinistra sta fumando una pipa. Uno ha appena tirato la carta e l'altro è pensoso. Lo specchio sembra far parte dei boiserie, cioè del rivestimento ligneo e l'attenzione di Cèzanne è tutta per il tavolo e per i due giocatori. Il modo in cui essi sono rappresentati li avvicina a degli inanimati manichini. Ma è proprio questo ciò che importa, l'aver isolato io puri volumi, la geometria di cui sono fatti i corpi: la forma semisferica del cappello del giocatore di destra, il cilindro sormontato da una lieve calotta sferica del cappello del giocatore di sinistra, gli innesti di superfici cilindriche e tronco-coniche delle maniche alla gran massa squadrata delle giacche e poi i parallelepipedi che generano il tavolino su cui è gettata una tovaglia la cui rigidità, quasi metallica, pare fatta apposta perché sembri anch'essa definita per via di superfici geometriche semplici. Le pennellate contribuiscono alla resa volumetrica organizzandosi in pezzature di diverso colore che sembrano colpi d'ascia su un tronco da scolpire. La prospettiva diagonale converge nella bottiglia. I critici hanno definito quest'opera più scultura che pittura.

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