Video appunto: Boccioni, Umberto - Caratteristiche principali

Boccioni



Boccioni si trasferisce già in giovane età a Roma e qui si forma presso la bottega di Balla, dal quale apprende la tecnica divisionista; compirà numerosi viaggi fra cui quello a Parigi, dove rimarrà profondamente colpito ed influenzato dal cubismo, per poi tornare a Milano dove entrerà a far parte dei futuristi.
Arruolatosi in guerra muore precocemente.

Autoritratto




Si tratta di un’opera realizzata prima di aderire al movimento futurista, infatti la tecnica è chiaramente divisionista ma nonostante questo mostra già alcune idee e interessi comuni a questo movimento: il soggetto non è infatti il pittore, il cui ritratto diventa quindi comprimario, ma il progresso e la città in costruzione, Milano, posta alle sue spalle.

La città che sale



L’opera presenta come tema centrale il progresso e la città in costruzione: sullo sfondo infatti si intravedono le impalcature degli edifici in costruzione mentre in primo piano uomini e cavalli lavorano con fatica alla costruzione della città del futuro e del futuro stesso; il progresso invece è sottolineato in particolar modo dai cavalli, che diventano simbolo di forza, energia e cambiamento, e dalla tecnica pittorica che, attraverso l’utilizzo del divisionismo, del moto vorticoso e filamentoso della pennellata, delle rifrazioni luminose che moltiplicano le vibrazioni delle figure, di colori e forme dinamiche, vivaci e antinaturalistiche trasmette l’idea di quell’energia vitale e potente che è l’energia del progresso.

Gli stati d'animo



Gli stati d’animo è un trittico, realizzato in due differenti versioni, dedicato alle emozioni dell’uomo moderno portate dalla città e dalla frenesia e che quindi trovano perfetta espressione nell’ambiente più rappresentativo per questo clima di generale frenesia, vitalità e dinamismo, ossia la ferrovia: si tratta quindi di un ciclo di tre dipinti -gli addii, quelli che vanno quelli che restano- che analizza le diverse reazioni ad uno stesso evento, ossia la partenza. In seguito al suo viaggio a Parigi Boccioni ne realizzò una secondo visione questa volta quindi non più caratterizzata da una tecnica divisionista ma con fortissime influenze cubiste.

GLI ADDII, prima versione: L’opera ritrae dall’alto una serie di coppie che si abbraccia come gesto di addio ma che a fatica riescono a star vicini e a compiere questo gesto a causa del flusso della folla sulla banchina, rappresentata con estremo dinamismo grazie alle pennellate ondeggianti con andamento diagonale.


Gli addii, seconda versione



Anche in questo caso il tema è quello dell’abbraccio e dell’addio ma, in quest’opera, le persone che si stringono in un ultimo saluto costituiscono un turbine impetuoso diviso in due dal treno che irrompe prepotentemente nello spazio i cui elementi identificativi contribuiscono ad attribuirgli un’idea di vitalità quasi aggressiva e prepotente -evidente per via della presenza del fumo, dei respingenti, del numero identificativo, la caldaia e le onde sonore del fischietto- con la quale si spacca sia lo spazio, con cui sembra compenetrarsi, sia la folla. In questo modo la tecnica cubista, e che porta alla scomposizione delle forme, viene riproposta applicata al dinamismo del futurismo e che fa sì che il fruitore percepisca simultaneamente l’ambiente, gli oggetti, l’atmosfera, l’incombere del treno e gli stati d’animo; tuttavia tale tecnica differisce in quest’opera dalla scomposizione propria del cubismo in quanto nel cubismo lo spazio veniva considerato statico mentre nelle opere futuriste al moltiplicarsi del punto di vista si aggiunge il dinamismo delle forme e dei colori.

Quelli che vanno, prima versione



L’opera raffigura ciò che i passeggeri vedono oltre il finestrino, reso riconoscibile dalla presenza dei maniglioni gialli posti al di sotto, al momento della partenza, ossia i volti dei loro cari che, rimasti alla stazione, si allontanano rapidamente e il paesaggio, il quale perturbato dal passaggio del treno facendo sì che, a causa delle velocità del mezzo, le case appaiano inclinate mentre tutto il resto del paesaggio sembra ridursi e confondersi in una serie di linee orizzon


Quelli che vanno, seconda versione



Il soggetto rappresentato è il medesimo della prima versione pertanto raffigura anche in questo caso il paesaggio e i volti visti da coloro che si trovano sul treno attraverso il finestrino; in questo caso però sia le case che i volti vengono raffigurati mediante la tecnica cubista e quindi scomposti ma, nonostante tale visione, anche in questa seconda opera del secondo trittico alla tecnica cubista viene aggiunto l’elemento del movimento e infatti i visi sfaccettati e scomposti di coloro che sono rimasti in stazione ad osservare la partenza sembrano ruotare per seguire il treno con lo sguardo.


Quelli che restano, prima versione



L’opera raffigura una serie di figure, coloro che dopo aver visto la partenza dei loro cari si stanno allontanando dalla stazione, che camminano verso sinistra con il capo chino e la schiena curva, segno della grande tristezza che stanno provando in questo momento e che viene rimarcata dall’utilizzo di un colore acido e di una tavolozza estremamente limitata e dalle pennellate verticali che sembrano acuire il senso di pesantezza e lentezza.

Quelli che restano, seconda versione




Anche in questo caso viene ritratto un gruppo di persone che si allontana triste dalla stazione i quali, nell’attraversare lo spazio, vengono scomposti; in questo caso la tristezza del momento viene sottolineato dall’andamento diagonale delle figure in quanto trasmette l’idea di un cammino lento e faticoso in salita.


Forme uniche della continuità nello spazio



L’opera raffigura un uomo che si muove nello spazio, simbolo dell’uomo moderno che affronta lo spazio a grande velocità, e questi due elementi, entrando in contatto, si fondono tra loro, dando vita ad una sequenza di curve concave e convesse che sembrano dare l’impressione di un corpo plasmato dallo spazio stesso. Boccioni rinuncia al naturalismo descrittivo e alla riproduzione cinematica del moto per poter realizzare un volume che si dilata nello spazio: basandosi sul fenomeno della persistenza dell’immagine sulla retina le parti anatomiche non coinvolte nella corsa perdono importanza e tendono a scomparire mentre il torso, le gambe e i piedi vengono plasmate quasi come se i vari movimenti si fossero sommati nel tempo.