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La città che sale mette in evidenza, la visione di un moto vorticoso inarrestabile. È una tipica tesi futurista che qui trova la sua realizzazione artistica: la vita pulsa attorno a noi, che ne facciamo parte integrante non come spettatori ma come attori; è un flusso inarrestabile: non esiste perciò la possibilità di focalizzare un oggetto fissandolo isolatamente, perché, al contempo, noi percepiamo, con la «coda dell’occhio», o intuitivamente. Tutto il complesso e tumultuoso ambiente di cui esso fa parte, ma su tutto prevale l’aspetto emotivo: non è la riproduzione di un qualcosa di esterno, bensì l’espressione di uno «stato d’animo», secondo una tendenza comune nella pittura europea di origine «espressionista». Abbiamo qui delle persone che stanno afferrando i cavalli imbizzarriti, mentre sullo sfondo c’è la città industriale il tutto ci da il simbolo della forza e della velocità. Abbiamo un punto di vista ribassato, il tutto è uno schema classico diviso in 3 piani. Il primo piano quello intermedio e il fondo. Non è come il cubismo dove tutto era sovrapposto. Nel primo piano abbiamo le persone che cercano di acciuffare i cavalli, noi siamo coinvolti al centro del turbine creato da colori forti e a linguette, filiformi e quindi divisi. Questi cavalli quindi si compenetrano e formano il vortice creando il movimento. Lo «stato d’animo» è il fulcro della concezione di Boccioni: Stati D’animo, infatti, è anche il titolo che l’autore dà ad alcune serie di quadri. .

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