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Jacopo della Quercia

Jacopo della Quercia (Siena, 1371/74-1438) è la figura più originale dell’arte senese del Quattrocento; rappresenta l’anello di congiunzione tra la cultura della sua città, ancora arroccata su posizioni tardogotiche (anche per motivi identitari rispetto alla rivale Firenze), e i nuovi orientamenti che andavano maturando in quest’ultima.
Quasi certamente, d’altra parte, dopo un apprendistato nella prestigiosa bottega orafa del padre, Jacopo si formò proprio tra gli scultori attivi alla Porta della Mandorla, nel Duomo fiorentino di Santa Maria del fiore; sappiamo che partecipò al concorso del 1401 per la Seconda Porta del Battistero di San Giovanni, ma il suo saggio è andato perduto.
Jacopo ha potuto sviluppare un linguaggio attento alle sperimentazioni più avanzate, operando in ambienti assai diversi tra loro: a Ferrara (dove lascia una delle prime opere documentate, La vergine del Melograno, 1403-1408, oggi al Museo della Cattedrale), a Verona, a Venezia, Lucca, Bologna; un viaggio in Lombardia lo ha posto a contatto con il linearismo della figurazione altomedioevale.

Dall’ambiente senese lo scultore ha colto l’eredità di Giovanni Pisano, delle sue forme mosse da un’interna tensione dinamica, stemperata, tuttavia, dal classicismo di Nicola Pisano e di Arnolfo di Cambio. Questi caratteri si riscontrano anche nella produzione in terracotta e in legno policromo, che raggiunge un livello altissimo in opere come l’Annunciazione della Collegiata di Santa Maria Assunta a San Gimignano.

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