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Il Monumento funebre di Ilaria del Carretto

Intorno al 1406, il Signore di Lucca Paolo Guinigi commissionò a Jacopo il Monumento funebre di Ilaria del Carretto, destinato alla sepoltura della seconda moglie, morta di parto a ventisei anni nel 1405. La tomba accoglie, nella tipologia e nello stile severo, influenze borgognone, riconducibili alla Tomba di Filippo l’Ardito, opera di Claus Sluter. Si sa, d’altra parte, che Paolo Guinigi era un grande stimatore dell’arte borgognona, parigina e fiamminga, e nell’opera di Jacopo riferimenti ad essa sono riscontrabili non solo negli elementi “di costume” (ad esempio il modello francese dell’abito), ma nella stessa tipologia della tomba, isolata e non addossata alla parete come d’uso in Italia.
Il sarcofago rettangolare è chiuso da una lastra monolitica in marmo sulla quale è scolpita l’immagine di Ilaria, composta entro un abito dal panneggio ricchissimo ma privo di ornamenti, le cui pieghe si adagiano fitte, in un ritmo composto. Lungo i fianchi laterali sono scolpiti dieci putti alati reggenti festoni di frutta, derivati probabilmente dall’esempio di sarcofagi antichi.

La donna ha un volto soave, di austera e, al tempo stesso, fiabesca eleganza, eppure Jacopo la rende “vera”, di un realismo che ha fatto supporre l’uso di una maschera funebre per la resa dei tratti. Resta il fatto che la figura della donna conserva una nitida impostazione formale, rafforzata dal condensarsi della luce, che già annuncia la svolta rinascimentale dello scultore.

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