Ominide 94 punti

Giotto e le sue opere


Nel 1290 circa si ha una rivoluzione in ambito pittorico con Giotto.
Giotto, nato nel Mugello, era un pittore attivo a Firenze ma lavorò in tutta Italia. Lavora ad Assisi, Padova, Bologna, Napoli.
Fu il primo vero pittore moderno e fu chiaro subito anche ai suoi contemporanei come Dante, che lo cita nel Purgatorio (Canto XI) quando dice che Giotto ha superato il suo maestro Cimabue.
Il primo lavoro importante di Giotto furono gli affreschi nella Basilica Superiore ad Assisi su San Francesco (morto solo 50 anni prima).
Giotto suddivide le grandi pareti in riquadri. Ogni storia della vita del Santo ha un riquadro diviso da colonnine a capitello corinzio (in totale sono 28 riquadri).
Tra le prime scene fatte troviamo "Il dono del mantello". Giotto vuole rappresentare la concretezza della storia che, appunto, è vera.
Lo capisce bene l'allievo di Giotto Cennino Cennini che dirà del maestro che "tradusse l'arte del dipingere dal greco e dal latino e ridusse tutto al moderno." (Greco = Mondo bizantino, Latino = Mondo classico tradotti all'attuale).
Nel riquadro de "Il dono del mantello" si trovano le diagonali, si cercano le assi di simmetria e si posiziona al centro il protagonista con, in asse di simmetria, tutte le altre figure. Come sfondo utilizza un colore blu scuro (oggi ormai azzurro). Le figure non sono frontali e dialogano, non c'è una posizione gerarchica e il Santo è un uomo distinto solo per l'aureola perchè è alto quanto l'altro.
La vera rivoluzione di Giotto è la riconquista della dimensione e l'invenzione della prospettiva deduttiva.
Giotto scopre lo spazio e la profondità. La profondità è dedotta da due metodi degli antichi romani: la posizione diagonale delle cose e dal "Chiaro/Scuro". Gli antichi facevano in modo di avere un contrasto di punti luce e ombra per creare l'effetto. Giotto faceva uguale.
Giotto raffigura ogni personaggio con una propria espressione ambientandola ai suoi tempi.
Tra il 1303 e il 1305, Giotto, viene chiamato a Padova da un banchiere, Enrico Scrovegni per affrescare la sua cappella gentilizia.
La cappella non è molto grande e Giotto la affrescherà con le storie della Vergine Maria con all'ingresso il Giudizio Universale.
Giotto vuole rappresentare i veri sentimenti e raffigura i genitori della Madonna mentre si baciano con tutte le donne attorno che sorridono. Si cerca l'umanità nel Sacro.
La scena più importante è il Compianto del Cristo Morto che racconta di quando Gesù viene staccato dalla croce e tutti lo piangono.
Nessuno prima aveva mai rappresentato Cristo così. Di solito, Cristo trionfava sulla morte ma Giotto cerca anche qui l'umanità. Cristo non è al centro dell'opera. Al centro si trova San Giovanni Evangelista che però ci riporta a guardare Cristo.
Giotto sarà l'artista più famoso, nella sua bottega avrà tanti artisti importanti.
Nel 1320 Giotto torna a Firenze e si occupa di architettura facendo lo schema del Campanile che però non costruirà mai personalmente perché morirà nel 1336.
Prima di morire però si occupa di 5 cappelle del transetto di Santa Croce. Oggi ne possiamo ammirare solo due, la cappella Bardi e la cappella Peruzzi, perché le altre sono state distrutte nell'alluvione del 1533.
Nella cappella Bardi rappresenta la morte di San Francesco. Giotto è più maturo e anziano rispetto a Padova ed usa colori meno accesi e delicati. Tutta l'opera è meno drammatica e assume un tono più intimista.
Hai bisogno di aiuto in Medioevo?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email