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Concetti Chiave

  • Cristo emerge come figura di sacrificio nell'arte del 1200, passando dall'iconografia del Christus Triumphans a quella del Christus Passus, avvicinandosi alle sofferenze umane.
  • Cimabue, noto per il Crocifisso di San Domenico, utilizza tecniche bizantine per rappresentare un Cristo sofferente, enfatizzando il dolore attraverso i dettagli del volto e del corpo.
  • La Madonna di Santa Trinita di Cimabue è caratterizzata da una Maestà solenne, con la Madonna in trono e Cristo bambino, evidenziando l'eredità bizantina nei panneggi e nei motivi architettonici.
  • Nell'affresco della Crocifissione ad Assisi, Cimabue crea un effetto di stampa fotografica in negativo e utilizza una prospettiva rovesciata, facendo risaltare la figura solitaria di Cristo sulla Croce.
  • Cimabue e Giotto raffigurano San Francesco in modi differenti, con Cimabue che si ispira alla Vita Prima di Tommaso da Celano e Giotto alla Leggenda Maior del 1266, riflettendo approcci distinti nella trasposizione pittorica.

Cristo e l'iconografia del sacrificio

Nella storia dell’arte del 1200 Cristo irrompe anche come figura che si sacrifica, cosa particolarmente evidente nei crocifissi lignei i quali, dall’iconografia del Triumphans mutano in Christus Passus (o Patients) poiché, essendo stata sgominata definitivamente l’eresia catara non si avverte più il bisogno di mostrare Cristo necessariamente come vincitore.

Al contrario, egli va, attraverso le sofferenze, ad avvicinarsi maggiormente a ciò che gli uomini del tempo stavano effettivamente provando. In questo avvicinamento a giocare un ruolo fondamentale sono gli ordini mendicanti in generale, i francescani nello specifico…tanto che nell’iconografia, San Francesco stesso sarà sottoposto ad un processo di modificazione che lo porterà a diventare da elemosinante, figura sparuta come Cimabue lo raffigurò, a campione che regge la chiesa del Laterano a Roma (sogno di Innocenzo III)…un po’ lo stesso percorso che fece passare Gesù da pastorello a uomo-filosofo ossequiato anche dai ceti alti.

Cimabue e la sua biografia

In questo panorama storico duecentesco, in cui è l’Italia centro-settentrionale a spiccare nella produzione artistica, si colloca Cenni (contrazione di Benvenuto o Bencivieni di Pepo (ovvero Giuseppe), passato alla storia semplicemente come Cimabue. L'evoluzione dell'iconografia cristiana nel 1200: da Cimabue a Giotto articoloDella sua biografia si hanno poche notizie e, lo stesso racconto che lo vorrebbe maestro di Giotto è in realtà privo di fondamenti storici. Egli nacque a Firenze attorno al 1240 e fu attivo nel trentennio 1272-1302, anno in cui morì a Pisa, dopo aver operato anche a Firenze, Roma, Assisi ed Arezzo.

Il crocifisso di San Domenico

Proprio in questa città egli realizzò un opera precedente il 1272: il Crocifisso di San Domenico, situato nella chiesa omonima e databile verosimilmente tra il 1268 ed il 1271, nonostante alcuni lo collochino già nel 1260, una datazione piuttosto improbabile!

Fu Cimabue il primo a porsi il problema della resistenza sulla Croce, questione che verrà esplicata chiaramente solo con Agnolotto o Angelotto di Bondone, meglio noto come Giotto. Nel crocifisso di San Domenico Cimabue veicola ancora tecniche bizantine, particolarmente evidenti nella ricchezza del colore, nella severità dell’immagine, e nella calcata linea di contorno. Questa rappresentazione offre un Cristo abbandonato sulla Croce, col capo chino verso destra ed un corpo che si incurva pesantemente, lasciando in questo modo intravedere una sofferenza particolarmente accentuata nel volto, specie nelle sopracciglia e negli occhi a , nella bocca, nel naso e nel mento. Il torace è tripartito e l’espediente del chiaroscuro offre volume e maestosità; poi i piedi sono inchiodati separatamente, a differenza di quanto farà Giotto nel 1285-1290 nel Crocifisso fiorentino di Santa Maria Novella. Persino il sangue fluisce delicatamente, quasi con rispetto, sempre a testimoniare l’eredità bizantina…un sangue che non sbocca nemmeno dal costato o dal capo, anche perché l’inserimento della corona di spine sarà un’innovazione trecentesca.

Cristo è coperto da un perizoma rosso, le cui pieghe sono ottenute mediante delle pennellate dorate, sullo scomparto della Croce ci sono dei motivi geometrici ripetuti, sulla cimasa non c’è la tipica scritta INRI, mentre sul tondo c’è il caratteristico Cristo pantocratore, che a volte era sostituito da Dio con la Colomba.

La Madonna di Santa Trinita

Un’altra opera rilevante di Cimabue è la Madonna di Santa Trinita, dal nome della chiesa fiorentina in cui era conservata prima di venire trasferita agli Uffizi. Si tratta di un’opera databile 1285-1286, coeva della Madonna Rucellai di Duccio di Buoninsegna.

Questa grande macchina da preghiera rappresenta una Maestà, ovvero una Madonna in trono col bambino, circondata da otto angeli, quattro per lato (mentre in una copia precedente oggi esposta al Louvre ce ne sono solo sei) e quattro profeti nell’estremità inferiore. C’è un imponente trono architettonico che poggia su tre archi di un’ipotetica cripta. La Madonna indica il bambino nel gesto dell’odivitria, Cristo è la verità e la via, un Cristo qui vestito da piccolo uomo, seduto sulla gamba sinistra di Maria, e con la mano destra benedicente ed il volto praticamente frontale. La Madonna è caratterizzata da compostezza e solennità, nel suo volto percepiamo solo un velo di dolore, mediante il quale lo spettatore è reso maggiormente partecipe. Tutte le vesti sono dotate di panneggi oro, nello stesso colore del fondo, spia di un’altra eredità bizantina. Tre angeli per lato sono allineati verticalmente rispetto al trono, a cui si appoggiano con le mani, mentre il quarto di ogni lato è più in alto, vicino alla spalliera…essi sono volutamente sproporzionati, in un’ottica ancora fortemente gerarchica, la stessa che si nota nell’affresco della Crocifissione, databile 1280-1285, situato nella controfacciata del transetto sinistro della Basilica Superiore di San Francesco ad Assisi.

L'affresco della Crocifissione ad Assisi

In questo dipinto riscontriamo un po’ l’effetto stampa fotografica in negativo. Infatti è avvenuta una reazione chimica per cui si è avuta un’inversione dei colori, poiché Cimabue utilizzò molto il bianco, a base di piombo, il quale, a contatto col salnitro del muro, dietro cui probabilmente c’erano delle sepolture, è diventato nero. In questa opera la figura del Cristo crocifisso spicca enorme e solitaria, è più grande e in avanti, in una prospettiva rovesciata. Ai lati del Cristo si collocano due gruppi che si corrispondono perfettamente e in cui troviamo figure speculari e dotate di sentimenti, particolarmente intuibili nella Maddalena e nel centurione corrispondente, entrambi con le mani protese verso l’alto, l’una dolorante sofferente e l’altro impegnato a strappargli il perizoma.

Giotto e San Francesco

In questa scia innovatrice si collocano anche altri artisti fra cui spicca indubbiamente Giotto, nato sempre nei pressi di Firenze, nello specifico a Colle di Vespignano di Vicchio del Mugello, attorno all’anno 1267…

Entrambi gli artisti raffigurarono infine San Francesco, anche se Cimabue utilizzò per questo la Vita Prima di Tommaso da Celano, trasponendo i suoi contenuti in pittura mentre Giotto usò la Leggenda Maior del 1266, l’unica “biografia autorizzata, tanto che tutte quelle precedenti furono ritirate.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è il significato del cambiamento nell'iconografia di Cristo nel 1200?
  2. Nel 1200, Cristo viene rappresentato come figura che si sacrifica, passando da un'immagine di vittoria a una di sofferenza, per avvicinarsi maggiormente alle esperienze umane del tempo, come evidenziato nei crocifissi lignei (testo).

  3. Chi è Cimabue e qual è il suo contributo all'arte del 1200?
  4. Cimabue, nato a Firenze attorno al 1240, è un artista centrale del 1200, noto per opere come il Crocifisso di San Domenico e la Madonna di Santa Trinita, che mostrano una transizione dall'arte bizantina a forme più espressive e umane (testo).

  5. Quali caratteristiche distintive presenta il Crocifisso di San Domenico di Cimabue?
  6. Il Crocifisso di San Domenico presenta un Cristo abbandonato sulla Croce, con un forte senso di sofferenza, e utilizza tecniche bizantine, come la ricchezza del colore e il chiaroscuro, per dare volume e maestosità all'immagine (testo).

  7. In che modo la Madonna di Santa Trinita riflette l'eredità bizantina?
  8. La Madonna di Santa Trinita mostra un'imponente Maestà con panneggi dorati e un fondo dorato, elementi tipici dell'arte bizantina, e presenta una composizione gerarchica con angeli e profeti, enfatizzando la solennità della scena (testo).

  9. Qual è l'importanza dell'affresco della Crocifissione ad Assisi?
  10. L'affresco della Crocifissione ad Assisi è significativo per la sua innovativa rappresentazione del Cristo crocifisso, che appare enorme e solitario, e per l'uso di una prospettiva rovesciata, evidenziando l'emozione dei personaggi circostanti (testo).

Domande e risposte

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