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Duomo di Milano: la facciata

il Duomo di Milano, dedicato a Santa Maria Nascente, è l’opera più importante dell’architettura gotica in Italia. In marmo bianco la costruzione maestosa si estende su una lunghezza di più di 157 metri ed è la quarta chiesa più grande d’Europa.
Con le sue cinque braccia è sopraffacente di grandezza.
La luce attraversa le bellissime finestre di vetro colorate ed illumina l’interno. Il Duomo fu iniziato nell’anno 1386 e sperimentò numerosi architetti. La facciata, iniziata dall’anno 1567, fu costruita nello stile classico-barocco. Nell’anno 1805 furono conclusi i lavori di facciata, mentre continuarono le creazioni delle piccole e piccolissime torri per tutto il novecento. Per il lungo periodo di costruzione vari stili influenzarono l’estetica dell’opera.
La facciata testimonia di per sé la complessa vicenda edilizia del complesso del Duomo, con la sedimentazione di secoli di architettura e scultura italiana. Quello che si vede oggi è un’affrettata soluzione di compromesso dei primi del Novecento, quando si concluse che era impossibile portare a termine il progetto neogotico di Giuseppe Brentano. Cinque campiture fanno intuire la presenza delle navate, con sei contrafforti (doppi alle estremità e attorno al portale centrale) sormontati da guglie.

I cinque portali e le finestre soprastanti sono del XVII secolo, il balcone centrale è del 1790 ed i tre finestroni neogotici risalgono al XIX secolo.
I basamenti dei contrafforti centrali sono decorati da rilievi seicenteschi, con telamoni della metà del XVII secolo; i rilievi sui basamenti dei contrafforti laterali sono invece del XVIII e XIX secolo. La decorazione a bassorilievo dei portali venne scolpita ai tempi dell’arcivescovo Borromeo su disegni del Cerano. Le statue degli Apostoli e Profeti sulle mensole sono tutte ottocentesche.
Le porte in bronzo sono novecentesche. Si va dal Tardo Rinascimento, al Barocco. Nel 1886 la ‘Grande Fabbrica’ indisse un concorso internazionale per una facciata in stile gotico per il Duomo e nell’ottobre del 1888 la giuria scelse appunto Giuseppe Brentano come vincitore.
La caratteristica distintiva del Duomo di Milano, oltre alla forma di compromesso tra verticalità gotica e orizzontalità di tradizione lombarda, è la straordinaria abbondanza di sculture. A quello che è un incomparabile campionario di statuaria dal XIV al XX secolo si dedicarono maestri di diversa provenienza. L’altro grandioso ciclo decorativo riguarda le vetrate, che però, per quanto riguarda gli esempi più antichi, sono andate quasi totalmente distrutte e via via sostituite, soprattutto nei secoli XIX e XX.
Sopravvivono poche parti solo quattrocentesche inseriti in finestroni più tardi e poco più numerosi sono i vetri della seconda metà del XV secolo e del XVI secolo.

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