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L’arte senese post-giottesca

Siena ha una stagione molto ricca e il suo progresso pittorico si deve all’attività di Pietro e Ambrogio Lorenzetti e di Simone Martini. Non si può capire la loro pittura senza aver chiaro il fatto che si siano ispirati chiaramente a Giotto.

Annunciazione di Simone Martini 1333: le opere su tavola erano ancora incentrate sul gusto medieval cortese caratterizzato da sfondo dorato, assenza di movimento, frontalità delle figure. E’ qui evidente l’arretratezza della pittura su tavola rispetto all’affresco.

Deposizione di Pietro Lorenzetti 1320: dopo che Giotto aveva affrescato la Chiesa Superiore di Assisi restava inadornata la Chiesa Inferiore dove convergono Cimabue e i pittori senesi. Lorenzetti fa in questo contesto una delle deposizioni più moderne (e giottesche) della Storia dell’arte e sicuramente la sua opera più importante. Pone la croce senza testata e un Cristo già schiodato, delicatamente i santi e la madre depongono il corpo mentre si stanno schiodando i piedi baciati dalla Maddalena. La differenza generale tra i senesi e Giotto è che i volti sono molto più sottili, allungati. La genialità di quest’opera è il corpo per metà ancora chiodato e per metà schiodato.

Maestà in trono di Simone Martini 1321:
Qui la lezione giottesca è già stata assorbita perché l’affresco non è più gotizzante, ma di genere cortese. E’ straordinariamente nuovo, perché l’affresco è gigantesco ed è collocato all’interno del Palazzo Pubblico di Siena, infatti, ci sono sia soggetti religiosi che soggetti allegorici propriamente civili. La Maestà è seduta sopra ad un baldacchino, come se fosse all’interno di una corte, con la gente ai lati.

Il Buono e il Cattivo Governo di Ambrogio Lorenzetti 1339
Si trova sempre nel palazzo pubblico di Siena, nella sala del consiglio dei 9 (1 governatore e 8 consiglieri)E’ una pittura allegorica basta sull’analisi della città , della cultura e dei valori sociali.
E’ raffigurata un’allegoria perciò si vede come la pittura fonda un nuovo soggetto, l’allegorico civile, fortemente anticipato dalla cultura francese trovadorica. Siamo nella fase soggettistica post-dantesca, che infatti è propria di una città come Siena e aveva anche influenzato Giotto. Grande rappresentazione in cui tutte le attività buone e quelle cattive sono gestite con saggezza e autorevolezza.

Allegoria del Buon Governo: Al centro c’è un reggente illuminato che ascolta la fede e che si fa consigliare dall’equilibrio e dalle virtù teologali (angelo che simboleggia la speranza è la più importante). Ci sono moltissime altre figure a sinistra tra cui la giustizia, simboleggiata da un angelo che pesa le anime e le attività dell’uomo.

Aspetto iconografico: rispetto a Giotto c’è molto dispendio di celebrazione delle vesti, delle architetture e della ricchezza di Siena. Nella città fervono i cantieri edili, il commercio, le attività ludiche (ballo). La sua economia si basa sull’agricoltura e il commercio, i cavalieri sono dipinti nell’atto di uscire dalla città e di verificare i traffici e il raccolto.

Allegoria del Cattivo Governo: ci sono tre figure predominanti (avarizia, superbia e vanagloria) e al di sotto sono presenti i vizi capitali che influenzano il cattivo amministratore della cosa pubblica che ha le corna(simbolo del diavolo). Alla giustizia è stata messa la camicia di forza, immobilizzata e neutralizzata. Sia all’interno che all’esterno della città trionfa l’ingiustizia e tutto muore (economia e uomini).

L’Adorazione dei Magi di Gentile da Fabriano 1423:
E’stata dipinta dal più geniale artista marchigiano tra il 1300 e il 1400. Nel 1420 Gentile si trasferisce a Venezia e, essendo già cinquantenne e famoso, a Firenze e Bologna si ritaglia un importante ruolo. Questo spostamento è importante perché domina nell'ambito dell’arte bizantino–veneziana. La sua arte da un lato ha capito la lezione fiorentina e giottesca e da una parte è affascinata dai modi cortesi, straordinariamente arricchita da elementi ornamentali. La sua arte è cortese, sovrabbondante nelle ornamentazioni e di forte sapore favolistico (le cose non sono raccontate col realismo di Giotto o l’allegoria senese ma sono raccontate in una dimensione neomitica e favolistica). I magi seguono la colomba e tutto sembra trovarsi in una fiaba, in un racconto per noi suggestivo. La processione non arriva mai, il presepe ha un’architettura simbolica, mondo relativamente realistico (pittura affabulatrice).

Già Benozzo Gozzoli aveva rappresentato il viaggio dei magi dove la realtà è fusa a una narrazione favolistica. La carpenteria è dorata e quindi, pur essendo già nel 400, rimangono affezioni per il gotico.
Giotto sviluppa una serie di elementi realistici soprattutto nel ciclo di Assisi, nella cappella padovana pur aderendo nei dettagli ad una rappresentazione filo reale, è più mistico. Questa pittura lotta contro l’affermarsi del realismo giottesco. Il gusto globale è ancora medievale, favolistico, dedito alla decorazione, agli ori, elementi che puntavano all’arricchimento.
Il giottismo e i giotteschi hanno un momento di arresto e la loro attività va a svilupparsi in affreschi che in buona parte vengono perduti, non abbiamo grandi testimonianze. Lottano contro il gusto dei privati che è ancora fortemente legato a un mondo medievale.
A Venezia incontra Pisanello (Antonio Pisano) e Iacobello del Fiore che verrà a dipingere nelle Marche questo triangolo è importantissimo e rivoluziona le dinamiche dell’arte veneziana. Questa pittura cortese viene portata a Venezia che era ancora del tutto bizantina ed e’ proprio con loro che la situazione muta.
San Giorgio e la principessa di Pisanello 1438: al ritorno da Venezia formula un racconto epico in cui il cavaliere arriva e libera la principessa.
In questo caso è l’aggiornamento cristologico del Perseo in san Giorgio. Lo sfondo ha un’architettura simbolica ed errori prospettici. Questa è una pittura molto vicina alla tipologia figurativa dell’illustrazione.

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