Skopas, maestro del pathos


Nato nell'isola di Paro e attivo, come il contemporaneo Prassitele, tra il 375 a.C. e il 330 a.C., Skopas venne definito maestro del phatos, ossia della rappresentazione dell'intensità dei sentimenti e delle passioni.
Menade: La torsione che Skopas applicava alla solidità dei corpi è evidente nella piccola statua di Menade (seguace del culto orgiastico di Dioniso), celebre copia romana conservata a Dresda. Il furore dionisiaco del soggetto ben si presta alla ricerca espressiva di Skopas, che rovescia all'indietro la testa della fanciulla e ne scompiglia la capigliatura, mentre anche il succinto chitone si apre al ritmo tumultuoso della danza.
Frontoni del Tempio di Atena Alèa: Di tutta la sua produzione oggi conserviamo in originali solo i frammenti dei frontoni realizzati per il Tempio di Atena Alèa a Tegea, in Arcadia, di cui fu anche architetto. La scelta del soggetto raffigurato mostra un allontanamento dal modello classico, legato ai grandi miti delle divinità olimpiche: Skopas prediligie le narrazioni mitiche locali, che gli permettono di rappresentare eroi più vicini alla natura umana e alle sue passioni.Proviene dal frontone occidentale dedicato alle imprese dell'eroe locale Telefo (figlio di Eracle e Auge) una testa di guerriero con elmo: le superficie sono tese e rigonfie, i particolari del volto sono ravvicinati tra loro, la bocca è dischiusa nello sforzo, mentre l'approfondimento delle orbite e il volgersi verso l'alto degli occhi infossati conferiscono allo sguardo un'intensa espressione.
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