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IL SARCOFAGO DI ENEA

Un esempio di classicismo costantiniano
Il sarcofago in porfido, la pietra imperiale è stato ritrovato nel mausoleo rotondo presso la chiesa de Santi Pietro e Marcellino,costruito in età costantiniana a Tor Pignattara, a Roma.
L’edificio funerario è stato attribuito a Elena, la madre di Costantino,così come il sarcofago rinvenuto al suo interno,anche se è possibile che esso fosse stato realizzato per l’imperatore,poi sepolto invece a Costantinopoli.
Il coperchio è costituito da un tetto a quattro spioventi decorato da Geni e Vittorie che sostengono ghirlande,con i fianchi ornati da eroti sempre con ghirlande.
La cassa presenta un rilievo storico: sul fronte è raffigurata una scena di battaglia in cui un gruppo di tre cavalieri al galoppo travolge e sottomette barbari orientali e occidentali.
Il tema prosegue sui fianchi, in cui due cavalieri per lato controllano file di prigionieri .

Le figure sono ad altissimo rilievo,cioè si staccano nettamente dal fondo.
L’aspetto è fortemente classicistico,perché naturalistico nella resa dei corpi e nel rispetto delle proporzioni e illustra bene il gusto della corte costantiniana, molto diverso da quello tetrarchico.
Per l’imperatore e la sua famiglia probabilmente lavoravano maestranze orientali,che sapevano scolpire bene un materiale difficile come il porfido.
Il classicismo del linguaggio figurativo usato nel sarcofago,ossi in un monumento privato, si distacca quindi dal contemporaneo antinaturalismo visibile nel fregio dell’Arco di Costantino,che era invece un monumento ufficiale.

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