Roma imperiale

L’espansione della potenza romana nel Mediterraneo prima e in Europa centrale poi, portò al collasso le istituzioni politiche repubblicane create per governare e organizzare un territorio limitato. Esse, infatti, mal si adattavano alla gestione di vasti territori così diversi tra loro. Dopo una crisi istituzionale Ottaviano venne proclamato Augusto e, di fatto, ottenne il potere assoluto.
L’abilità di Augusto e dei suoi collaboratori si manifesta anche nella creazione di una politica culturale. La strategia di acquisizione del consenso valorizza tutte le potenzialità dell’arte come strumento di governo. L’obiettivo principale viene raggiunto attraverso un definito progetto di auto-rappresentazione. Come in politica si assiste alla riorganizzazione delle esperienze precedenti in un sistema coerente. Ogni espressione artistica diventa strumento di propaganda: lo stesso messaggio viene trasmesso da uno spazio pubblico, come il Foro di Augusto. Nella politica culturale augustea ha una parte importante la realizzazione del grande disegno cesariano di rinnovamento urbanistico e monumentale di Roma. L’arte romana di età imperiale chiarisce e affina la sua vocazione di strumento funzionale alla comunicazione dei messaggi elaborati dall'autorità e alla loro diffusione in tutta la comunità. Nella sfera pubblica vengono perfezionate le tipologie monumentali che meglio rispondono alla comunicazione dell’autorità suprema di controllo: l’arco onorario, le terme pubbliche, l’anfiteatro.

Il Colosseo, Anfiteatro Flavio

Dopo Augusto è la dinastia dei Flavi a scrivere un fondamentale capitolo della storia urbanistica e architettonica di Roma. Vespasiano e i suoi figli, Tito e Domiziano, lasciano un profondo segno nella Roma imperiale. Sull'area già occupata dallo stagnum (lago artificiale) della Domus Aurea viene costruito, con abile scelta ideologica, uno spazio per la collettività: un anfiteatro, il Colosseo, in grado di ospitare fino a 50.000 persone. Iniziato da Vespasiano nel 79 d.C., inaugurato da Tito e completato da Domiziano, il Colosseo è un capolavoro di tecnica e di scelta dei materiali: travertino, mattoni, tufo e marmo per la struttura portante e opus caementicium per le volte e la parte superiore delle mura interne. Di pari livello era anche l’apparato decorativo, oggi scomparso, con rivestimenti in marmi e stucchi e un ricco corredo di statue.
L’Anfiteatro Flavio, (il nome Colosseo è un termine nato in epoca medioevale per sottolinearne le dimensioni colossali e per la vicinanza del Colosso di Nerone, una statua alta 36m) fu il primo edificio della città destinato ad ospitare giochi gladiatorii ed intrattenimenti di vario genere.

I lavori, iniziati da Vespasiano, erano stati svolti per restituire all’uso pubblico un’ampia porzione di città, che il suo predecessore Nerone aveva sottratto per far scavare un lago artificiale annesso alla Domus Aurea. L’opera presenta la facciata tipica degli edifici di spettacolo: un susseguirsi di 80 archi disposti su 3 ordini e intervallati con pilastri ornati da semicolonne realizzate in tre stili diversi: tuscanico, ionico e corinzio. Il quarto piano consiste in un attico con finestre. Nello spazio tra una finestra e l’altra dovevano essere appesi degli scudi di bronzo, oggi scomparsi. Le volte degli archi erano decorate con stucchi che durante il Rinascimento dovevano essere ancora visibili. L’arena ha una forma ellittica ed è separata dalla cavea da un alto podio, e da una balaustra dietro la quale c’erano i posti per gli spettatori di rango; i due ingressi monumentali erano all’estremità degli assi. La pavimentazione dell’arena è andata perduta, ma sappiamo che era composta da un tavolato ligneo. Ci sono giunte testimonianze sul fatto che il teatro nei primi tempi della sua storia, poteva essere riempito d'acqua attraverso un ingegnoso sistema idraulico, e grazie alle sue notevolissime dimensioni, ospitare battaglie tra piccole navi, le naumachie. Il Colosseo fu anche teatro delle persecuzioni religiose a danno dei cristiani, svolte sempre con l'impiego di bestie feroci, che vennero interrotte con l'Editto dell'Imperatore Costantino nel 313 d.C.

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