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La pittura murale romana


Della pittura romana conosciamo molto poco perché di essa tutto è andato perduto, eccetto quella murale.
A Roma sono stati conservate poche testimonianza, mentre un grande repertorio proviene dagli scavi di Ercolano e di Pompei. Esaminando queste pitture si è dedotto che esse siano state effettuate a tempera e successivamente lucidate con cera liquida (tecnica a encausto). Nel corso del tempo, la pittura murale pompeiana ha subito un’evoluzione che si è snodata attraverso quattro fasi o stili.
• 1° stile: detto anche a incrostazione. Con la pittura vengono imitati i rivestimenti di marmo. E’ una decorazione semplice di chiara ispirazione ellenistica e molto in voga durante il I e II a.c. Ne abbiamo un esempio nella Casa Sannitica di Ercolano
• 2° stile: detto anche dell’architettura in prospettiva. Con la pittura murale, che risale al I° secolo a.C., si imitano le architetture (colonne, fregi, addirittura quadri con cornici) in modo molto realistico. Ne troviamo un esempio in una parete della villa di Agrippa Postumo.
• 3° stile: chiamato anche ornamentale. La scena dipinta rappresenta paesaggi con piante fiorite ed episodi mitologici. L’esempio più significativo ci è fornito dalla villa di Arianna che risale al I° secolo d.C.
• 4° stile: detto dell’illusionismo, che richiama il trompe-l’œil moderno. In questo caso la pittura presenta delle decorazioni prospettiche molto elaborate anche dal punto di vista scenografico. Un esempio completo ci è dato da una scenografia teatrale, ritrovata ad Ercolano e risalente al I secolo d.C., proprio al tempo dell’eruzione del Vesuvio.
Come si procedeva nella realizzazione di una pittura murale?
Innanzitutto, con l’aiuto di un piccolo scalpello, dal muro venivano eliminate tutte le eventuali asperità. Successivamente, sul muro, si applicava l’ intonaco composto da calce e da un materiale ricco di silice, chiamato pozzolana. In questo modo la superficie della parete da dipingere acquistava quasi l’aspetto di una lastra di marmo. Quindi si passava all’esecuzione dello schizzo del disegno sull’intonaco ancora umido; il dipinto vero e proprio veniva eseguito più tardi, ad intonaco asciutto, stemperando i colori nella calce e nel latte. I colori erano sempre gli stessi: il sanguigno (chiamato anche pompeiano), il bianco, il giallo nelle varie sfumature, l’ocra, il verde. Terminato il dipinto, i colori venivano lucidati con un’apposita cera, bollita, e stemperata con olio e acqua di mare. Si passava infine all’encausticazione, cioè alla lucidatura utilizzando un panno fatto riscaldare su di un apposito braciere.
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