Video appunto: Mosaico - Aspetti storici ed artistici

Il mosaico: caratteristiche



Le prime tracce di decorazioni a mosaico sono state trovate nei monumenti dell’antica civiltà egiziana e presso civiltà che hanno preceduto il mondo greco classico, cioè quella cretese. Tuttavia, l’epoca di maggior fioritura dell’uso del mosaico è l’età ellenistica, cioè fra il IV e il I secolo a.
C. In questo periodo esso si diffusa nella Magna Grecia e in Sicilia. A quel tempo, il mosaico era utilizzato per la decorazione di pavimenti; inizialmente si ricorreva a dei sassolini colorati e, successivamente a dei marmi policromi. Il procedimento fu ripreso e perfezionato dai Romani. Nel ricorrere all’arte musiva (così viene chiamata l’arte del mosaico), essi facevano uso della tecnica del coccio pesto: si trattava di una miscela di cocci impastati con una sostanza legante ed usata per pavimentare edifici o per rivestire terrazze o vasche. In seguito, si cominciò ad inserire nei pavimenti dei pezzetti di marmo colorato al fine di creare dei disegni geometrici. Successivamente, si cominciarono ad usare tessere o tasselli di marmo a forma di cubo o di parallelepipedo che, assemblati, creavano motivi ornamentali e geometrici. Solo più tardi, l’evoluzione dell’arte musiva portò alla realizzazione di effetti pittorici per raffigurare delle scene come nei quadri: in questo caso le tessere erano di marmo, di pasta vitrea o delle pietre dure. Nell’antica Roma si distinguevano tre tipi di mosaico:
• opus secticle che era formato da lastre di marmo, dalla forma irregolare
• opus tassellatum costituito da tessere a forma di dado, le cui dimensioni erano diverse, ma i colori erano sempre gli stessi (bianco e nero)
• opus vermiculatum, realizzato con piccole tessere colorate dalle forme più svariati per seguire il disegno da riprodurre. L’origine di questa tipologia di mosaico è orientale e, verosimilmente, il mosaico parietale deriva da questa tipologia.
Il mosaico si ritrova anche successivamente all’epoca romana e all’incirca fino al XV secolo. Esso diventò la tecnica decorativa per eccellenza della cristianità bizantina. In Italia, un esempio molto significativo ci è fornito dalle chiese di Ravenna, Venezia, Roma, Aquileia e Siena. La realizzazione era effettuata da un gruppo di artisti ognuno dei quali era specializzato in un determinato compito. Infatti esistevano il pittore imaginarius che progettava il disegno preparatorio, il pittore parietario che riportava il disegno sulla parete ed infine l’artigiano musivarius che si occupava di applicare le tessere colorate.
Durante il Rinascimento, il mosaico fu poco diffuso a causa del rinnovamento generalizzato dell’arte e dei nuovi stili di pittura. Pertanto dal XV secolo in poi, esso rimase un appannaggio di poche maestranze specializzate.
Fra il Settecento e l’Ottocento, a causa del rinnovato interesse per il mondo classico ed in concomitanza con il formarsi del movimento del Neoclassicismo, il mosaico fu riscoperto ed utilizzato come intarsio dei mobili stile impero o nella fabbricazione dei gioielli.
Dagli inizi del Novecento in poi, si crearono alcune ditte industriali che favorirono la ripresa del mosaico, per essere utilizzato soprattutto nella decorazione di esterni o interni dal punto di vista architettonico. Anche l’arte si interessò del mosaico, come ci viene dimostrato dalle opere di artisti di fama internazionale come Sironi, Serverini e Klimt.
Oggi si ricorre a tre tipi di mosaico, certamente con poco interesse artistico perché già assemblati, ma comunque dall’aspetto gradevole. Abbiamo
• il mosaico romano che utilizza tessere di marmo, adoperate per realizzare fasce decorative, rosoni o tappeti inseriti in pavimenti interni
• il mosaico di tipo bizantino che, essendo formato da tessere vitree, dorate o di smalto,è molto più adatto a decorazioni parietali
• il mosaico moderno che si compone di tessere di vario tipo e di diversa grandezza a seconda dell’applicazione che ne vogliamo fare e che in genere sfrutta luci e volumi delle diverse sfaccettature.