Concetti Chiave
- I Kouroi di Delfi, risalenti al 610-590 a.C., rappresentano i fratelli Kleobi e Bitone che, secondo Erodoto, si sostituirono ai buoi per portare la madre al tempio di Argo.
- Le statue mostrano una forte muscolatura e una testa sovradimensionata, con un "sorriso arcaico" caratteristico delle sculture di questo periodo.
- Il Moschophoros, kouros che porta un vitellino, presenta una composizione simmetrica e dettagli tecnici accurati, come la pettinatura con tre lunghe trecce.
- La statua acefala, probabilmente rappresentante una dea o una fanciulla, è cilindrica e rivestita con un chitone che evidenzia la lavorazione della pietra.
- Gli artisti greci arcaici cercavano di esprimere la bellezza attraverso la simmetria e la proporzione, utilizzando rette orizzontali e curve opposte nelle sculture.
La leggenda dei Kouroi
coppia di Kouroi risalenti al 610-590 a.C. rinvenuti a Delfi e attribuiti a Polimède. Rappresentano i fratelli Klèobi (Klèobis) e Bitóne (Bìton) figli di Cidìppe, una sacerdotessa della dea Hera; Narra Erodoto che i due giovani, per consentire alla madre di arrivare puntualmente al tempio di Argo, si sostituirono ai buoi e trascinarono il pesante carro. La sacerdotessa, riconoscente, pregò Hera affinché ricompensasse degnamente tale impresa e la dea, commossa dal gesto, li fece sprofondare in un sonno piacevole ed eterno, al fine di preservarli per sempre dall’invecchiamento, dal dolore e dalla morte.
Descrizione delle statue
Sono raffigurati in posizione eretta, le braccia, molto muscolose, sono leggermente flesse e i polpacci appaiono evidenziati in modo quasi innaturale. Anche la testa dei Kouroi è sovradimensionata ma la sua forma squadrata contribuisce a conferirle un senso di maestosa gravità accentuata dalla capigliatura, che ricade con dodici trecce: sei sulla schiena, e sei suddivise in due ciocche di tre su ciascuna delle clavicole.
Sotto la bassa fronte e le ampie arcate sopracciliari sporgono due grandi occhi a mandorla mentre le labbra formano il "sorriso arcaico" comune alle statue di questo periodo, Anche il modellato delle ginocchia e dell’addome è assolutamente non realistico.
Simmetria e bellezza greca
Le due statue sono state scolpite per essere osservate frontalmente in quanto, viste di lato, perdono gran parte della loro espressività e le teste appaiono innaturalmente cubiche, Già da questo periodo gli artisti greci cercano di dare l’idea del bello attraverso la corrispondenza simmetrica fra le varie parti del corpo infatti, è possibile individuare delle rette orizzontali attorno alle quali certe parti del corpo sono messe in evidenza come se fossero riflesse in uno specchio, per questo alle doppie curve dei muscoli pettorali corrispondono, secondo il relativo asse di simmetria, le opposte curve delle clavicole e allo stesso modo, alle curve a grandi «V» che delimitano inferiormente il torace, corrisponde l’uguale e opposta curva dell’attacco delle gambe al busto e dell’inguine.

(570 - 560 a.C.) è un kouros che sorregge un vitellino sulle spalle in atto di portarlo in offerta al tempio.
Le braccia si incrociano alle zampe dell'animale generando una grande X che conferisce al tutto simmetria. Il Moschophoros non è nudo, ma indossa un mantello privo di pieghe (chlaina) che evidenzia la muscolatura. La pettinatura si conclude con tre lunghe trecce che incorniciano il volto. Negli occhi dovevano essere inserite pupille di un materiale colorato per dare maggiore intensità allo sguardo. L'insieme è animato dall'asimmetria dell'animale, la cui testa affianca quella dell'uomo, mentre le braccia muscolose e le zampe, formano una croce che conferisce al tutto maggior simmetria. La sua testa di forma ovoidale è incorniciata da un'acconciatura di capelli ondulati e una barba fitta. I vari particolari sono stati realizzati con grande accuratezza tecnica cercando di ricondurre le varie forme a schemi geometrici semplici come gli archi del sopracciglio e il cerchio dell'ombelico.

La statua acefala
(570-560 a.C.) Ci è giunta acefala (senza testa) e rappresenta o la dea o una fanciulla che porta delle offerte al tempio.
La statua è cilindrica e in posizione stante con una lunga veste detta chitone che lascia le dita dei piedi scoperte. Il braccio destro è steso lungo il fianco con la mano serrata a pugno, mentre il sinistro, in parte mancante, è appoggiato sul torace intento a sorreggere o un dono o le chiavi metalliche del tempio di Hera. Le pieghe del chitone slanciano la figura e la raffinata lavorazione della pietra con le scanalature oblique più larghe dell’himation(mantello), che contrastano con quelle sottilissime e verticali del chitone, conferisce alla figura la morbidezza e la severità del fusto della colonna ionica.
Domande da interrogazione
- Qual è la storia dietro le statue dei Kouroi di Delfi?
- Come sono descritte le caratteristiche fisiche delle statue dei Kouroi?
- Qual è il significato della simmetria nelle statue greche?
- Cosa rappresenta il Moschophoros e quali sono le sue caratteristiche distintive?
- Quali sono le peculiarità della statua acefala e cosa rappresenta?
Le statue rappresentano i fratelli Klèobi e Bitóne, che si sacrificarono per permettere alla madre di arrivare al tempio di Argo. In segno di gratitudine, Hera li fece sprofondare in un sonno eterno, preservandoli dall'invecchiamento e dalla morte.
Le statue sono raffigurate in posizione eretta con braccia muscolose e polpacci evidenziati. La testa è sovradimensionata e squadrata, con un "sorriso arcaico" e occhi a mandorla, mentre il modellato del corpo è non realistico.
Gli artisti greci cercavano di rappresentare la bellezza attraverso la simmetria, evidenziando le corrispondenze tra le varie parti del corpo, come le curve dei muscoli pettorali e delle clavicole, creando un'armonia visiva.
Il Moschophoros è un kouros che porta un vitellino in offerta al tempio. È caratterizzato da un mantello privo di pieghe, una pettinatura con tre lunghe trecce e una composizione simmetrica che unisce l'uomo e l'animale.
La statua acefala, risalente al 570-560 a.C., rappresenta una dea o una fanciulla con offerte. È cilindrica, vestita con un chitone che lascia scoperte le dita dei piedi, e presenta una lavorazione dettagliata che conferisce morbidezza e severità alla figura.