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Hera di Samo: analisi


Dati


Nome: Hera di Samo
Data: 570-560 a.C. circa
Altezza: 192 cm
Materiale: marmo
Collocazione: Parigi, Museo del Louvre

Lettura dei segni


Giovane ragazza in posizione stazionaria in piedi. Gambe tese e unite, coperte da una lunga veste. I piedi sono scoperti. Il braccio destro è rigidamente steso lungo il fianco, con la mano serrata a pugno, mentre il sinistro, in parte mancante, è appoggiato sul torace. La testa è mancante (acefala). La donna è vestita con le tipiche vesti femminili dell’epoca: un mantello (himation), che copre le spalle e il petto, e una lunga veste, che copre dalla vita fino a terra, lasciando i piedi scoperti (chitone).

Significato dei segni


Rappresenta il modello della kore, giovane donna vestita con un chitone e con l’himation, in posizione stante. Esse raffigurano divinità, personaggi eroici o esseri umani. La funzione principale delle korai era quello di esaltare la figura femminile. Venivano rappresentate soprattutto giovani ragazze nel fiore della loro femminilità, che possedevano anche la matura consapevolezza della donna e della madre. Avevano soprattutto funzioni religiose, in quanto erano doni offerti in onore degli dei. Fanno chiaro riferimento alla scultura egizia.

Composizione


La statua è in posizione stante e non accenna alcun movimento. La struttura è sostanzialmente cilindrica. Il chitone si allarga a campana verso il basso. Presenta un panneggio verticale, che fa contrasto con quello diagonale dell’himation. Le parti del corpo sono proporzionali tra loro. Dai piedi fino all’altezza del ventre è molto marcata la presenza del cilindro. Tutta la statua è ben compatta. La struttura segue una linea immaginaria verticale che va dalla base fino alla sommità, che conferisce alla statua maggior equilibrio e compattezza.

Significato della composizione


La forma geometrica della statua rimanda agli xoana, idoli pre-ellenici ricavati direttamente da un tronco d’albero. Essa riassume tutte le caratteristiche della scultura ionica. La regolarità delle piegatura del chitone conferisce alla statua lo slancio tipico del periodo ionico. Infatti gli elementi della composizione sono tutti rintracciabili nelle caratteristiche della colonna ionica: snella e slanciata verso l’alto. La contrapposizione dei due panneggi conferisce alla statua un equilibrio geometrico di masse. Inoltre anche le varie parti proporzionali conferiscono alla statua un maggiore equilibrio.

Volume


Il volume è molto marcato nella parte frontale. I vari chiaro-scuri regolari del panneggio della veste conferiscono alla statua un maggiore senso di tridimensionalità ed equilibrio. Il volume è molto marcato nella zona di sovrapposizione del chitone e dell’himation e tra il corpo e il braccio destro, dove il forte contrasto tra luce e ombra conferisce alla statua maggiore volume. La parte posteriore, invece, presenta meno contrasti ed è più uniforme. È visibile un chiaro-scuro delicato e morbido in corrispondenza della colonna verticale, che conferisce alla statua maggiore armonia ed equilibrio. In questa zona il senso di tridimensionalità è meno marcato, ma comunque visibile. In generale la statua presenta tridimensionalità, più marcata frontalmente e più morbida posteriormente.

Significato del volume


La statua risulta armonica e in equilibrio. Nonostante la rigida forma cilindrica, la sinuosità del panneggio e dei chiaro-scuri conferiscono alla statua equilibrio, armonia e morbidezza. In particolare il morbido movimento dell’himation conferisce alla statua quell’armonia e morbidezza caratteristici del canone ionico. È visibile la costante ricerca della perfezione, raggiunta successivamente. I chiaro-scuri conferiscono alla statua maggiore tridimensionalità. Essa rispecchia i canoni della scultura ionica: figure slanciate, snelle, morbide, armoniose. Non vi sono contrasti troppo marcati, ma tutto è in equilibrio e armonia. La statua risulta in generale morbida, in equilibrio, armoniosa, snella e slanciata

Significato dell’opera


Si tratta di una fanciulla, che reggeva dei doni, forse una melagrana, simbolo di abbondanza e prosperità, destinati al tempio dedicato alla dea Era. Altre ipotesi sostengono che la statua sia la dea stessa. Sul plinto di base vi è inciso Cheramyes, probabilmente il nome di un aristocratico che donò la statua in onore della dea, con fini propiziatori o di ringraziamento.
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