Video appunto: Fidia - Partenone (2)

Fidia e il Partenone



Fidia è stato il principale artista del secolo V a.C e si arriva a questa conclusione in base alla tradizione antica e alle testimonianze che egli ci ha lasciato con le sue opere. Non solo ci ha dimostrato di essere in possesso di eccezionali facoltà tecniche e artistiche, ma anche, e soprattutto, di essere in grado di vivere un fenomeno culturale che vede compenetrarsi filosofia, scienza e religione.

I dati biografici in nostro possesso sono scarsi (forse nacque ad Atene fra il 480 e il 490 a.C e non è sicuro che sia morto a Olimpia nel 430). A questo, si aggiunge l’incertezza nel poter distinguere le sue opere originali dalle numerose copie in circolazione. Un fatto però è certo: dopo essersi formato nell’ambiente artistico della tarda Grecia arcaica egli portò alle estreme conseguenze la cultura tradizionale poiché conferì alle sue statue, che rappresentano delle divinità, un certo aspetto di laicizzazione le cui forme sono però perfette ed armoniche. Tuttavia, i critici non sono molto sicuri se questo atteggiamento di Fidia fosse autonomo oppure espressione delle caratteristiche culturali dell’élite ateniese di quel tempo. Pare anche che egli si sia occupato contemporaneamente di pittura e di scultura: questo non ci deve meravigliare perché a quel tempo le due espressioni artistiche non erano scisse.
Per tradizione sappiamo che egli è stato l’ideatore e il responsabile dei lavori del Partenone e ricerche archeologiche hanno provato che egli presiedette alla realizzazione architettonica dell’edificio e all’esecuzione dei cartoni per i rilievi. Pare anche che egli sia intervenuto personalmente nella realizzazione di alcuni rilievi delle metope e dei fregi e di alcune statue dei frontoni. Probabilmente, l’opera vide la collaborazione di numerosi artisti minori, ma l’unità di concezione dell’opera spetta a Fidia, come personalità dominante.
La più significativa e spettacolare opera che mostra la celebrazione dell’uomo come sede del divino è costituita dalle due statue crisoelefantine (= decorate con l’oro) di Atena Parthenos e da Zeus a Olimpia, purtroppo andate distrutte e di cui ci restano soltanto dei disegni o delle riproduzioni di misure ridotte. Le loro dimensioni erano colossali, ma non per questo le due state erano prive di caratteristiche umane, con numerosi dettagli che ci rimandano ad un universo fatto di innumerevoli elementi.
Atena era rappresentata in piedi e vestita da guerriera, indossava un elmo, una corazza e ed era dotata di lancia e scudo. Dalle piccole copie sopravvissute è possibile ricostruire l'aspetto della statua: sul braccio destro della dea, sostenuto da una colonnetta, si trovava la dea Nike, che simboleggiava le numerose vittorie conseguite, mentre il sinistro reggeva una lancia e poggiava su uno scudo, ornato sul lato esterno da scene di lotta dei Greci contro le Amazzoni e su quello interno da Giganti in lotta contro gli dei celesti. Tale scudo aveva un diametro di quattro metri, e nascondeva il serpente sacro alla dea. I sandali rappresentavano scene di battaglia fra i Centauri e i Lapiti. Le decorazioni della statua riprendevano quelle del fregio del tempio in cui essa era stata collocata.
La descrizione dettagliata della statua di Zeus a Olimpia ci viene dalle pagine dello scrittore Pausania. Il basamento occupava una superficie di più di sei metri quadrati e la statua si trovava un po’ sacrificata pur essendo collocata in un ambiente enorme; infatti pare che la testa sfiorasse quasi il soffitto del Partenone
Zeus reggeva nella mano destra una Nike d'oro e avorio e nella sinistra teneva uno scettro su cui poggiava l'aquila d'oro, simbolo della divinità.. Il dio indossava dei sandali e un mantello di lamina d'oro, decorato con fiori di giglio in pietra dura e pasta vitrea. Il trono era ricoperto di ebano e pietre preziose e le numerose rappresentazioni riprendevano le decorazioni già presenti nel tempio.
Queste gigantesche statue dell’universo sotto forma umana non erano di marmo, bensì di avorio e d’oro che è la prerogativa per eccellenza della divinità: questo ci conferma il concetto di Fidia secondo cui gli uomini erano depositari del divino.