Ominide 16919 punti

La città greca obbedisce alla natura

A partire dalla fine dell’VII secolo a.C. si diffondono in tutta la Grecia le pòleis, città autonome che governano sul loro territorio. Le città sono circondate da mura e dominate dall’acropoli, posta su un’altura. Questa, che in età micenea era sede del sovrano, dal VII secolo a.C. ospita gli edifici di culto. Le attività commerciali e artigianali sono concentrate nella città bassa, l’asty. Suo fulcro è l’agorà, piazza porticata, luogo di mercato e di riunione civile. Nel X-IX secolo sono definite forma e funzioni degli edifici pubblici, come il teatro, la palestra e il ginnasio, o quelli per lo svolgimento delle attività politiche e amministrative. Il disegno della città: In origine l’abitato non aveva un disegno preordinato; a partire dall’VII secolo, però, la fondazione di nuove colonie lungo le coste dell’Asia Minore e dell’Italia meridionale determinò l’affermazione di un tracciato vario regolare. Poiché le città sorsero su terreni liberi, vennero applicati schemi urbanistici a pianta ortogonale, adattandoli comunque al sito naturale. Nel V secolo tale schema, che la tradizione lega a Ippodamo da Mileto, è applicato con assiduità anche in Grecia: lo ritroviamo a Mileto, a Rodi, a Pireo. Questa organizzazione urbana esprime la concezione democratica della polis: essa è suddivisa in zone omogenee (produttive, commerciali, abitative, direzionali) e al suo interno si distinguono gli edifici pubblici, espressione della collettività. Tale organizzazione ortogonale delle strade venne utilizzata anche in Étà ellenistica, ma gli edifici pubblici erano disposti in modo da creare effetti scenografici e monumentali. Esemplari sono i casi di Priene e di Pergamo.
Hai bisogno di aiuto in Epoca Classica e Pre-Classica?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Potrebbe Interessarti
Registrati via email