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Le origini dell'arte greca

Intorno alla metà dell'XI secolo a. C. si riprese in Grecia la produzione di ceramica, nota come protogeometrica, lavorata al tornio e ornata da motivi geometrici dipinti. Il periodo successivo, che va dalla metà del IX alla fine dell'VIII secolo a.C., è detto geometrico proprio per il tipo di decorazione dei vasi. Esso segnò l'inizio di una nuova fase di sviluppo economico e culturale, corrispondente alla nascita delle polis e alla colonizzazione prima delle coste asiatiche e poi quelle dell'italia meridionale e della Sicilia. Proprio la costruzione dei nuovi insediamenti, che impose la necessità di definire e distinguere gli spazi pubblici e spazi sacri, consentì la nascita delle prime forme di pianificazione urbana. In questo periodo sorsero i santuari panellenici e si sviluppò il tempio, almeno nella forma base di casa di dio. Anche la scultura e l'arte della lavorazione dei metalli conobbero una certa diffusione, come testimoniano i bronzetti e le statuette in terracotta e in avorio raffiguranti animali e uomini: si tratta però di oggetti tutti di piccole dimensioni e usati come offerte votive. Solo la ceramica si sviluppò in senso monumentale e, a partire dalla metà dell'VIII secolo a.C., in questo campo si utilizzarono decorazioni figurate, con scene di battaglia ed episodi mitologici. L'età successiva, ossia il VII secolo, è definita orientalizzante perché caratterizzata dall'adesione del mondo greco allo stile del tempo, cioè quello che raffigurava temi e soggetti orientali. I ceramisti greci ripresero infatti le iconografie mesopotamiche, siriane e fenicie, incentrate su animali fantastici come grifi, sirene e sfingi, applicandole in vasi di dimensioni ridotte e inventando nuove tecniche:

-la tecnica policrome (a più colori), tipiche dello stile protocorinzio;
-la tecnica a figure nere, caratteristica dello stile protoattico.

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