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Figure nere e figure rosse

Per i greci la pittura era la forma d'arte più importante. La grande pittura greca è però quasi totalmente perduta ed è ricostruibile solo parzialmente, grazie a pochi ritrovamenti significativi e soprattutto integrando i dati riportati dagli scrittori antichi con lo studio della ceramica dipinta. Quest'ultima tuttavia fu caratterizzata dalla rinuncia alla policromia e dall'interesse prevalente per disegno e composizione. Tracce del gusto per una vivace policromia infatti si ritrovano solamente nell'architettura e nella scultura. A partire dalla fine del VII secolo a.C. si affermarono gli artisti attici, che adottarono la tecnica della ceramica a figure nere e la svilupparono tra il 570 e il 530 a.C.,in tale tecnica le figure erano integralmente dipinte con la vernice nera, sulla quale, dopo la cottura, erano resi i dettagli stendendo un colore sovradipinto oppure mediante linee incise,usate anche per i contorni: dove la vernice veniva graffiata emergeva il colore rosso-bruno dell'argilla. Le scene dipinte raffiguravano quasi sempre soggetti mitologici, ma anche momenti di vita quotidiana.

Intorno al 530 a.C. la tecnica a figure nere aveva raggiunto il massimo della perfezione nel disegno, spingendo alcuni pittori alla ricerca di nuove tecniche. Il quartiere ateniese del Ceramico ospitava diverse centinaia di pittori e una cinquantina di botteghe, dando così origine a una vivace concorrenza che probabilmente favorì la sperimentazione di novità. Nacque allora la tecnica a figure rosse, cioè una tecnica inversa rispetto a quella a figure nere,infatti il vaso era dipinto con la vernice nera risparmiando le figure,che restavano rosse. L'inventore fu il Pittore di Andocide che produsse per primo una serie di vasi "bilingui", ossia con un lato a figure nere e l'altro a figure rosse.

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