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Vercingetorige, primo eroe nazionale francese


Vercingetorige fu il capo di una tribù dei Galli che si oppose coraggiosamente all’invasione di Giulio Cesare. Le sue vicende sono narrate nel De Bello Gallico.
Giulio Cesare, completata la conquista della Gallia nel 55 a.C. ed era rientrato a Roma. Tuttavia nel 52 a.C. deve lasciare in tutta fretta l’Italia per recarsi di nuovo in Gallia perché i popoli sottomessi hanno ricostituito un forte esercito, stanno per attaccare le legioni di guarnigione stanziate al di là delle Alpi. Egli intuisce che la lotta non sarà facile il condottiero dei Galli, Vercingetorige è molto valoroso e disposto a tutto.
Dopo la conquista, i Galli, spinti anche dal terrore, si erano ormai rassegnati a rimanere sottomessi a Roma, ma Vercingetorige, un giovane dell’Alvernia (attuale Auvergne) non è dello stesso parere e inizia ad incitare le popolazioni di tutta la Gallia a ribellarsi all’invasore e ad organizzarsi per la liberazione. La celebre frase con cui cercava di convincere gli altri capi-tribù alla rivolta era “Meglio cadere tutti morti sul campo di battaglia, piuttosto che rinunciare alla libertà”.
Ilsuo appello ebbe effetto e molti giovani guerrieri cominciarono a riunirsi in Alvernia per arruolarsi nel nuovo esercito. Ma, nel 52 a.C., Giulio Cesare, con grande rapidità, riuscì a raggiungere la Gallia prima che il capo dei rivoltosi avesse completo ed organizzato il nuovo esercito.
Lo scontro ebbe luogo a Avàrico, l’odierna Bourges dove Vincingetorige non riuscì a sostenere l’impeto della cavalleria romana. Per questo egli decise di spostare la battaglia a Gèorgovia, attuale Clermont-Ferrand. La vittoria arrise a Vercingetorige che inflisse ai romani una dura sconfitta. L’effetto psicologico del successo fu enorme: Giulio Cesare perse la fama di condottiero invincibile. I Romani ottennero la rivincita a Digione e l’esercito dei Galli fu costretto a rifugiarsi nella fortezza di Alésia. La scelta di cercare riparo nella fortezza di Alesia si rivelò per Vercingetorige una trappola. Infatti, con molta astuzia ed abilità, Cesare ordinò di costruire imponenti fortificazioni intorno ad Alésia in modo da impedire ai Galli di potersi rifornire, furono bloccati del tutto i rifornimenti agli assediati e gli aiuti militari delle coalizioni vicine. La difesa di Vercingetorige fu estremamente valorosa e addirittura fu deciso di cacciare fuori dalle mura i vecchi, le donne ed i bambini per liberarsi di coloro che non erano idonei all’uso delle armi.
Le coalizioni galliche giunte in soccorso agli assediati si disposero tutte intorno alle legioni romane che a loro volta erano separati dai Galli di Vercingetorige da apposite fortificazione per evitare che questi ultimo potessero rifornirsi. Tuttavia l’esercito romano riuscì a spezzare l’accerchiamento e lentamente i Galli retrocessero.
Anche nella sconfitta Vercingitorige seppe mantenere la sua dignità di condottiero. Con estrema coraggio, in sella al suo cavallo bardato in modo lussuoso, uscì dalle mura di Alésia e si consegnò con fierezza al nemico che lo aveva vinto. Nel 46 a.C., Cesare celebrò a Roma il trionfo per la conquista delle Gallie e Vercingetorige, incatenato, era al seguito del trionfatore. Imprigionato nelle carceri Mamertine, fu strangolato poco dopo con l’accusa di aver organizzato una strage di civili in Gallia.
Nella storiografia francese tradizionale, Vercingetorige è considerato il primo eroe nazionale.
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