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Anziani - Un'autorevole classe sociale


La leadership di un gruppo è affidata agli individui dotati di particolare forza carismatica o a coloro che emergono al suo interno per capacità tecniche o fisiche. Nelle bande primitive, formate da cacciatori-raccoglitori, il ruolo di guida compete di solito al cacciatore più abile. Nelle organizzazioni di tipo tribale, che si basano in genere sulla coltivazione delle piante (orticultura) e sull’allevamento, rivestono invece un ruolo importante uno o più anziani e in genere tutti gli anziani riuniti in consiglio. La longevità è di per sé un fattore importante in società, la cui durata media della vita è particolarmente bassa. La comunità li prende come punto di riferimento, considerandoli come individui che godono di un rapporto privilegiato con il mondo degli spiriti. La vicinanza stessa con la morte costituisce un elemento che tende ad accentuare agli occhi del gruppo la forza magica dell’anziano. In una prospettiva sociologica gli uomini più avanti negli anni rappresentano un elemento di continuità con il passato e sono i depositari di un'importante patrimonio di conoscenze tecniche e culturali che devono essere trasmesse ai più giovani.

Il potere dell’anziano più eminente è spesso di tipo sciamanico: egli guarisce malattie e angosce della comunità con unguenti, medicamenti speciali che, determinando fenomeni allucinatori e stati di trance, agiscono sull’equilibrio psichico degli individui; questi propizia la caccia o la fertilità della terra con riti che ribadiscono la funzione di intermedio tra il mondo naturale e sovrannaturale.

Nelle prime società urbane alla figura dell’anziano capo villaggio e stregone subentra quella del sommo sacerdote, ultimo detentore di tutti i saperi sacri ed essere umano più vicino al mondo degli dèi. Al potere spirituale si aggiunge il potere temporale: non si tratta più soltanto di un individuo speciale tra individui normali, ma anche del capo di una gerarchia specifica di adepti, al vertice di un apparato burocratico e produttivo che è di fatto il proprietario delle terre del tempio.

L’accentramento del potere spirituale nelle mani di un singolo individuo tende ad affievolire l’autorità religiosa dei capi anziani dei villaggi che dipendono dalle città. La religione si professionalizza e i consigli degli anziani delle comunità di villaggio, se non furono completamente esautorati, vedono drasticamente ridotte le loro prerogative. Tuttavia i consigli degli anziani mantengono un certo ruolo carismatico e semireligioso in civiltà, come quella greca, in cui il sacerdozio non costituiva un istituto definito e indipendente. L’anziano, anche a Roma, è il capo della famiglia, di cui regola la vita religiosa e difende gli interessi, esercitando un controllo quasi sovrano sui propri schiavi e sulle proprie terre. Questo controllo verrà ridotto gradualmente poi dallo Stato.

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