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Romani e non Romani: una difficile ma proficua convivenza

Il VI secolo vide consolidarsi definitivamente la divisione tra le due parti dell’Impero. Costantinopoli mantenne un importante ruolo politico e territoriale con un esercito efficiente, una classe dirigente colta e un variegato panorama di figure sociali che ne testimoniavano la ricchezza e la vitalità. La vivacità culturale del mondo bizantino dipendeva anche dalla sua multiculturalità e dal contatto diretto – a fini soprattutto commerciali – con il mondo arabo e le popolazioni slave. La diplomazia bizantina, che si affermò per le sue capacità, costituì un modello per gli Stati di nuova formazione in Occidente.
Assunse grande importanza anche il monachesimo che, nelle sue forme più erudite, assicurò alla posterità la conoscenza della cultura antica. L’affidamento di porzioni di terreno a contadini in cambio del servizio militare e le normative intese a impedire l’acquisizione dei grandi proprietari permisero la formazione di una classe di contadini-soldati direttamente interessati alla difesa delle proprie terre.

Lo stanziamento in Occidente di popolazioni slave e germaniche creò di fatto uno sdoppiamento della società, fortemente divisa in Romani e non Romani. Dopo una fase di netta separazione fra le due comunità, caratterizzata ora da una convivenza senza forme di comunicazione, ora da un duro asservimento della popolazione di cultura romana, si assistette a un lento processo di assimilazione, inverso a quello in atto durante l’epoca tardoantica, che vide la cooptazione, per le sue capacità organizzative e giuridiche, del nucleo romano colto nella classe dirigente delle nuove organizzazione politiche. Si formarono anche i diritti nazionali basati in parte sulla legislazione romana in parte sulle norme tradizionali delle nuove popolazioni. Ciò contribuì a omogeneizzare e integrare le diverse comunità. Mentre Franchi, Visigoti, Burgundi e Ostrogoti realizzarono forme relativamente pacifiche di convivenza con i Romani, che portarono a una rapida integrazione, in Italia i rapporti tra la comunità romana e le tribù longobarde furono più difficili.
I Longobardi, dopo alcuni decenni durissimi di stragi e devastazione che causarono una grave crisi demografica, sottomisero le popolazioni conquistate, pretendendo un terzo delle loro rendite.

La situazione sociale degli italici migliorò con graduale conversione al cattolicesimo dei Longobardi, in precedenza ariani. Ciò diede avvio a un più stretto rapporto di collaborazione tra le due comunità e consolidò la presenza longobarda in Italia. L’ingresso di italici nell’esercito longobardo, con il titolo di “esercitali”, testimonia inoltre l’acquisizione di maggiori diritti da parte della popolazione italica.

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