pexolo di pexolo
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Roma – Uccisione di Cesare


Dopo Zela, a Tapso (lungo la costa della Tunisia) Cesare sconfisse alcuni pompeiani riorganizzati, nel 46 a.C. Dal Ponto, infatti, rientrò a Roma, dove riorganizzò l’offensiva finale contro i pompeiani (che aveva già sconfitto in Spagna prima di partire contro Pompeo), i quali cercavano di trovare rinforzi in Oriente, sicché avevano raggiunto la Tunisia; Cesare, grazie ad una profonda attività spionistica, aveva capito che essi avevano l’appoggio di Giuba (il re numida), quindi riuscì a raggirare questa manovra con cui tentavano di stritolarlo e nel 46 elimina gli ultimi pompeiani. A questo punto può celebrare i quattro trionfi consecutivi, per le vittorie riportate su Tolomeo, Farnace e Giuba (quindi, ad essere vinti sono tutti re stranieri); dalla Tunisia Cesare passa in Spagna e Munda, nel 45 a.C., fa fuori Gneo Pompeo, figlio di Pompeo, che è il primo trionfo contro un romano: con queste battaglie Cesare era il nuovo padrone di Roma. Cesare fu ucciso, mentre Augusto riuscì a fare ciò che suo padre adottivo non fece, per la incertezza con cui il suo grande genio politico e militare non riuscì a definire istituzionalmente la propria persona, una sorta di incertezza istituzionale che scontentò tutti: infatti, dal 49 a.C. al 44 a.C. si fece eleggere console quattro volte consecutive e, contemporaneamente, si fece nominare per cinque volte dittatore, dopodiché assunse la dittatura a vita, avendo capito che il popolo romano e l’aristocrazia senatoria non avrebbe amato incoronarlo re (la sua incertezza era legata agli umori dei ceti più importanti). Cesare tastò l’opinione della folla, perché contrariamente a Cicerone e a Pompeo capì molto bene che era il popolo di Roma, inteso anche come gruppo di tutti i soldati usciti e caduti in guerra il ceto più importante, quello che avrebbe determinato i destini di un generale e capo di governo; egli tastò l’umore della folla in occasione dei Lupercali, durante i quali era spettatore insieme al Senato, di fronte alla curia romana, su un palco, quando Antonio (il suo generale più importante), che correva nudo, arrivato sotto il palco di Cesare (secondo Plutarco) provò ad incoronarlo ponendogli la corona.
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