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La civiltà romana e lo studio del diritto

Nella civiltà romana era importante lo studio del diritto; i giuristi, oltre che allo studio e alla pubblicazione dei loro libri, si dedicavano anche all’insegnamento. Pomponio ci dice che il primo ad insegnare diritto a Roma fu il plebeo Tiberio Coruncanio che per primo fece uscire dal collegio dei pontefici le tavole della legge, avvicinando così il diritto ai cittadini.
All’inizio l’insegnamento era rudimentale, dato sotto forma di responsa, all’enunciazione dei quali assistevano gli allievi, giovani patrizi.
In epoca repubblicana i grandi maestri insegnavano collegando la teoria alla pratica.
Sul finire dell’età repubblicana il diritto veniva insegnato con due tecniche differenti: l’instituere, era la prima fase dell’insegnamento e si trattava di un’esposizione sintetica dell’argomento; l’instruere, era la seconda fase e consisteva nell’esposizione del caso concreto, dare il responso e discutere le teorie discordi dei giuristi.

In età imperiale si ebbe una suddivisione in scuole giuridiche rivali; le più conosciute furono la scuola cassiana, la scuola sabiniana e la scuola proculiana dal nome dei fondatori Cassio Longino, Masurio Sabino e Proculo.

Dalla scuola privata alla scuola pubblica

Oltre il passaggio dall’insegnamento alla maniera romana all’insegnamento di tipo greco ci fu un’altra novità: il passaggio da scuola privata a scuola pubblica. Fu l’imperatore Vespasiano ad attribuire il primo stipendio statale per una cattedra di retorica a Quintiliano. Si tratta di scuole ancora per la classe dominante. Anche altri si attivarono in questo campo perché convinti dell’importanza dell’educazione, si tratta dell’imperatore Adriano che fece costruire a sue spese le scuole di Mileto, Epidauro, Atene, Panamara e Adana; l’imperatore Antonino invece, pagò gli stipendi ai retori e ai filosofi di tutte le province.

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