pexolo di pexolo
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Appurato che Annibale non intraprendeva un nuovo fronteggiamento, Roma adottò un sistema che aveva imparato dai Sanniti e che prevedeva una guerra di logoramento: essa mise a dura prova l’esercito di Annibale, le cui retrovie furono ripetutamente attaccate e con cui non venne mai ingaggiato uno scontro frontale. Non fu comunque attribuibile a Quinto Fabio Massimo la definitiva sconfitta di Annibale, quanto piuttosto a Publio Cornelio Scipione, che si vedrà poi attribuiti caratteri leggendari e che fu chiamato, in seguito alla grande vittoria su Annibale, l’Africano. Mentre Annibale scendeva vittoriosamente al sud, cercando di sollevare tutti contro Roma, in Spagna i suoi familiari avrebbero dovuto sia consolidare le proprietà cartaginesi che reclutare cavalieri iberici, fondamentali per Annibale in quanto potevano rifornirlo via mare; Annibale cercò di ottenere un contingente unico per accrescere il suo esercito dal fratello Asdrubale, ma questi venne intercettato e sconfitto da Scipione nella Battaglia del Metauro (207 a.C.): la sua testa fu fatta rotolare davanti al campo di Annibale. Tale vittoria fu possibile anche grazie alle azioni di Scipione l’Africano in Spagna, dove era riuscito a fare terra bruciata ai Cartaginesi, costringendoli a ritirarsi dalla penisola; forte di questi successi, egli riuscì a far prevalere la sua opinione a Roma, mentre tutto il Senato gli era avverso: Scipione voleva portare la guerra in Africa e perciò incontrava l’opposizione dei senatori, memori della disastrosa sconfitta subita da Marco Attilio Regolo a Cartagine.

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