La congiura di Catilina

Pompeo era ancora in Oriente quando, al termine del 63 a.C., a Roma fu scoperto il piano di una congiura che prevedeva l'uccisione dei consoli in carica e di parte dei senatori. Il colpo di stato puntava a realizzare un programma di riforme radicali a favore degli strati più poveri della plebe romana.
Capo della congiura era Lucio Sergio Catilina, un ex silano di nobile famiglia al cui fianco si erano schierati molti altri giovani nelle sue stesse condizioni. La congiura fu scoperto grazie alla delazione dei capi dei Galli Senoni, che avrebbero dovuto appoggiarla, e venne repressa nel sangue: ai città condannati a morte non fu nemmeno concesso l'ultimo appello al popolo.

Nello sventare la congiura si distinse Marco Tullio Cicerone, che in quell'anno ricopriva il consolato dopo aver sconfitto nelle elezioni proprio Catilina. Questi fu poi ucciso nella battaglia presso Pistoia (62 a.C.), che vide opposti l'esercito consolare e le schiere dei congiurati. Indipendentemente dal giudizio sulla congiura organizzata con sconvolgente superficialità, e sul suo promotore, un avventuriero più che un rivoluzionario, va sottolineato che il tentativo di Catilina ebbe notevole seguito tra le fasce più povere della plebe, segno del profondo disagio sociale avvertito dei larghi strati della popolazione.

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