pexolo di pexolo
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Annibale organizzò segretamente e molto rapidamente una altra strategia che prevedeva il passaggio in inverno del valico del Monginevro, in cui non esistevano strade ma soltanto scoscesi sentieri. Come già aveva previsto Annibale perse molti uomini, ma l’eterogeneo esercito di mercenari rimase fortemente coeso; l’elemento su cui egli puntò tutto il suo successo fu un altro: per sconfiggere Roma avrebbe dovuto sconvolgere quel sistema (da lui estremamente studiato) con cui essa metteva continuamente in campo nuovi eserciti. Perciò egli decise di passare dalla Gallia cisalpina: nelle zone precedentemente occupate dai Celti, l’unica popolazione che Roma aveva sconfitto con violenza, distruggendo ovunque fosse possibile, Roma aveva fondato giovani colonie e queste erano le uniche che si sarebbero facilmente ribellate; inoltre egli intendeva trattare con Etruschi ed Umbri, popoli eterogenei legati a Roma con foedera e quindi con legami non saldi. Annibale sfruttò dunque, fin dove gli fu possibile, tutte le falle dell’organizzazione territoriale romana, aspirando ad un grande sollevamento di popoli che avrebbero riempito le fila del suo esercito. Le prime sconfitte di Roma (Ticino, Trebbia, lago Trasimeno), rapidamente susseguite, dimostrarono corretta questa strategia: nel 218 a.C. le disfatte del Ticino e del Trebbia, nel 217 a.C. del lago Trasimeno; Roma fu ripetutamente colta di soprassalto e cercò di armare come possibile il maggior numero di uomini per frenare questa avanzata, il cui successo fu determinato dall’incapacità romana di seguire gli spostamenti di Annibale. La disfatta del lago Trasimeno dimostrò quanto Annibale avesse studiato le tecniche belliche romane, ma anche con quanta abilità manovrasse uno schieramento bellico così eterogeneo.

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