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Roma antica - Terzo trattato con Cartagine


I trattati di Roma con Cartagine, avviati nel 508, erano volti ad annullare l’influenza di Roma sul Mediterraneo e a rendere ininfluente la sua flotta navale: risale al 311 a.C. la creazione di navi veloci che dovevano garantire la sicurezza delle coste , mentre nel 267 a.C. era stata creata una nuova carica, i quaestores classici (si occupavano delle classes, cioè della flotta). Nel 280 a.C. fu stipulato un terzo trattato fra Roma e Cartagine: esso poneva come limite all’espansione cartaginese le coste italiche.

Cartagine

Fondata come colonia dai Fenici nell’814 a.C., Cartagine possedeva in Africa un territorio comprendente grossomodo l’odierna Tunisia e la fascia costiera della Tripolitania; tuttavia, attraverso traffici ed emporia (centri commerciali di smistamento delle merci), essa controllava anche la Sicilia centrale ed occidentale, parte della Sardegna e della Corsica. Dominata da grandi proprietari terrieri e retta da un’oligarchia di Suffeti eletti in base alla nascita e alla ricchezza, Cartagine aveva un tipo di organizzazione censitaria proprio come Roma; sebbene fondasse città commerciali, essa era retta su una base fondamentalmente agricola: si smerciavano i prodotti delle proprie terre (grano, olio, frutta) che venivano venduti insieme a merci acquistate sulle coste dell’Africa occidentale (avorio e oro) ed in Gran Bretagna (stagno). Nell’entroterra, di cui ci sono pervenute pochissime notizie, Cartagine aveva comunità sottomesse a cui chiedeva tributi. Il suo esercito era organizzato molto diversamente rispetto a quello romano: pochissimi cittadini erano soldati e questi costituivano i gradi superiori e medi dell’esercito, ma il grosso delle forze armate era formato da mercenari; essi erano contingenti reclutati ovunque (fanti spagnoli, cavalieri numidi, sardi) e rendevano l’esercito cartaginese molto simile a tutti gli eserciti di stampo ellenistico , cioè un crogiolo di contingenti eterogenei sia di provenienza che per esperienza e competenza: l’esercito, retto da capi militari cartaginesi, raramente era reso omogeneo e valorizzarlo nelle sue componenti (come Annibale riuscirà a fare: fu l’abilità dei generali cartaginesi a gestire un tale esercito che determinò gli eventi delle guerre contro Roma).
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