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Roma e le guerre puniche


Nella prima metà del III secolo a.C. Roma si era assicurata il dominio su tutta l’Italia (in particolare grazie alle guerre contro Pirro e contro i Sanniti) e questo le permise di affermarsi come potenza internazionale nell' ambito mediterraneo. Roma entrò a far parte di un complesso sistema di relazioni interstatali che la portarono presto a confrontarsi sul piano dell’egemonia politico-militare con gli altri Stati nazionali che si affacciavano sul Mediterraneo; in poco tempo, il confronto si trasformò in scontro su più fronti e Roma non disdegnò l’opzione militare per affermare la propria potenza: nel corso di meno un secolo (dalla metà del III alla metà del II a.C.,) quasi tutto il mondo allora conosciuto fu assoggettato al dominio romano.
I traffici commerciali nell’area occidentale del Mediterraneo erano soggetti essenzialmente al controllo di Cartagine che, posta sulla costa settentrionale dell’attuale Tunisia, esercitava la sua influenza su Spagna, Sardegna e. Sicilia (quest’ultima contesagli però dai Greci, in particolare dalla colonia di Siracusa). Roma aveva stipulato. con Cartagine un trattato di non ingerenza gi in tempi molto antichi (secondo la tradizione nei primissimi periodi della Repubblica) nella guerra contro Pirro le due potenze erano state alleate; nel 264 a.C., però, Roma intervenne a favore di alcuni mercenari campani nella contesa con Siracusa per il possesso di Messina e violò di fatto il trattato: scoppiò quindi una guerra con Cartagine, che si era a sua volta alleata con Siracusa. I1 confronto militare durò fino al 241 a.C. e si svolse in particolare per mare: per questa guerra fu creata una flotta romana e furono richieste navi agli alleati. Lo scontro si concluse con la vittoria di Roma nella battaglia delle isole Egadi. Nel 227 a.C., la Sicilia, la Sardegna e la Corsica furono assoggettate a Roma e furono trasformate in aree sottoposte al controllo amministrativo romano, governate da pretori scelti appositamente.
Il confronto con Cartagine prosegui in Spagna, dove le due potenze decisero di porre il fiume Ebro (nella estrema regione nordorientale del paese) come confine tra le rispettive sfere d’influenza, lasciando così a Cartagine la maggior parte del territorio spagnolo. Roma intervenne però, dopo un acceso dibattito in Senato, in difesa della città spagnola di Sagunto (alleata di Roma, ma situata nella zona di influenza di Cartagine) che era stata espugnata e saccheggiata dai Cartaginesi: scoppiò così una nuova guerra (la Seconda Guerra Punica, 218-201 a.C.)
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