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Roma - Riforme di Marco Livio Druso


Fino a Silla, il pretore ha competenze giudiziarie e politiche (comanda gli eserciti e, in qualità di pro-pretore, può governare le provinciae); da due, i pretori aumenteranno con il numero delle provincie: l’unico modo per Roma di non ampliare la propria classe dirigente è di non creare nuovi magistrati, ma semmai di aumentare i pretori. I quattro edili si occupano della cura dei mercati, della viabilità, dell’approvvigionamento delle città e, da quando sono nati, custodiscono gli archivi; si occuperanno anche dell’organizzazione dei giochi pubblici. La questura, carica che solo a partire da Silla dà accesso al Senato, è essenzialmente una carica economica: i questori si occupano della gestione del tesoro; all’inizio in due, essi aumenteranno di numero (all’età di Cesare sono 40), sia perché affiancano i governatori delle provinciae per controllarne la gestione economica, sia perché questo permette un allargamento di metà della classe dirigente senatoria. Questo Senato, un organo sostanzialmente omogeneo, già dopo la Seconda Guerra Punica comincia ad avere ingenti capitali economici e, dunque, vedute, atteggiamenti ed ideologie molto diverse. Nel 91 a.C. Marco Livio Druso (figlio dell’omonimo e acerrimo nemico di Tiberio), divenuto tribuno, presentò una serie di riforme che miravano a ricreare un nuovo politico: nel pacchetto legislativo c’erano una serie di provvedimenti che dovevano accontentare una parte politica, convergendo, facendo in modo che venissero tutti approvati; i tribunali, che per la legge giudiziaria erano stati affidati agli equites, sarebbero dovuti tornare ai senatori (appagati da questo), mentre gli equites sarebbero stati messi in Senato, anche senza aver ricoperto magistrature, che così sarebbe passato da 300 a 600 membri; era prevista una ridistribuzione di terra e la fondazione di colonie per soddisfare le esigenze della plebe urbana; gli alleati italici, i cui territori sarebbero stati colpiti dalle confische necessarie per la redistribuzione, sarebbero stati ricompensati con la concessione della cittadinanza romana. Le proposte di Druso incontrarono forti resistenze, ma egli riuscì ad ottenere il favore della maggioranza dei senatori: a quel punto, tuttavia, egli venne assassinato da un sicario che lo pugnalò; fu la morte di Druso, anche se le cause risalivano molto indietro (al 125, quando venne ucciso Fulvio Flacco), a far capire agli Italici che l’unico modo per far valere i propri diritti era l’uso della forza.
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