Restaurazione sillana


Obiettivo di Silla era restaurare, con alcune modifiche, l'ordinamento dello Sfato repubblicano. Egli ridimensionò il potere dei tribuni della plebe, a cui furono revocati il diritto di veto, la facoltà di cifre chiunque in giudizio davanti alle assemblee e il potere di proporre le leggi. Silla inoltre fissò la successione delle cariche politiche, stabilendo un'età minima per accedere a ogni magistratura: si poteva ottenere la carica di questore non prima dei 36 anni e proseguire nei gradi successivi del cursus honorum con un intervallo di almeno due anni tra una carica e l'altra; non si poteva essere eletti consoli prima di aver compiuto 42 anni e un'eventuale rielezione non poteva verificarsi prima di 10 anni.
Fu poi portato a 20 il numero dei questori, con funzioni esecutive alle dipendenze di pretori e consoli. Inoltre sai consoli in carica non poteva essere affidato il comando di un esercito e fu loro proibito di allontanarsi dalla città; i consoli e i pretori, terminato il loro mandato, erano nominati proconsoli o propretori e inviati a governare una provincia. La riscossione dei tributi della provincia dell'Asia venne sottratta agli equites e affidata al magistrato incaricato di governarla. Infine Silla determinò i confini della civitas (il territorio dei cittadini romani), che non avrebbero potuto essere varcati da nessun esercito. Il Senato, che passò a 600 membri, riacquistò il potere di veto sulle deliberazioni assembleari mentre i censori persero il potere di rimuovere i senatori in caso di indegnità.

Silla mirava a costituire, attraverso l'ampliamento numerico e la differente composizione sociale del Senato, una classe dirigente forte e unita, dotata di esperienza politica e allargata al ceto equestre italico. Tutte queste disposizioni erano raccolte nelle leges Corneliae, emanate nel biennio 80-79 a.C.; in seguito Silla, ritenuto concluso il suo compito, depose la dittatura e l'anno successivo morì. Il programma di Silla era però destinato a fallire, perché troppo profonde erano ormai le trasformazioni in atto nella società romana, mentre la classe dirigente si dimostrava inadeguata a svolgere il compito assegnatole e incapace di accogliere le legittime richieste dei ceti emergenti.

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