pexolo di pexolo
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Roma – Silla Felix


Silla, rendendosi conto di come i tribuni della plebe (carica un tempo rivoluzionaria, con figli democratici) erano sempre figli di buona famiglia, perché passando ai plebei essi potevano iniziare la carriera politica con misure demagogiche attraverso cui catturavano l’amore del popolo romano, decise che chi sceglieva di fare il tribuno della plebe non poteva continuare il proprio cursus honorum: il potere del tribunato della plebe fu in tal modo drasticamente ridimensionato, quasi vanificato e le decisioni delle assemblee popolari furono sottoposte all’approvazione del Senato; infine, i tribunali furono sottratti ai cavalieri ed affidati ai senatori (veniva così cancellata la legge giudiziaria di Caio Gracco). Si tratta quindi di un consolidamento a senso unico dell’oligarchia senatoria e Silla, una volta scritta la costituzione romana, nell’81 a.C. si ritira a vita privata, abdicando alla dittatura e nel 79 a.C. muore pacificamente, tanto da ricevere il titolo di Silla Felix (perché era riuscito a riformare sotto tanti aspetti ed aveva dato per la prima volta un ordine alla costituzione romana); tuttavia, dopo la sua morte non solo elementi popolari (visto che il tribunato della plebe non aveva più efficacia) ma persino consoli tentarono di assumere le funzioni di capi populares. Egli è un conservatore, non un populares come Mario, mentre come lui era un homo novus e questo dà la misura della poca maturità politica di questo ceto sociale: gli italici latini, assurti alla cittadinanza romana, anche di alta levatura intellettuale, comunque mancavano di quella esperienza politica che gli optimates avevano, che i patricii avevano; nel discorso ciceroniano il tema di fondo è la concordia ordinum (dei due ceti sociali, cioè cavalieri e senatori): alla base del suo progetto politico c’era l’idea che gli ordines si devono accordare per la guida dello Stato.
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