pexolo di pexolo
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Imperatore Valeriano


Decio stesso fu ucciso in una campagna contro i Goti; a lui successe Valeriano (253-260 d.C.), che segnò un nuovo primum: fu il primo imperatore romano ad essere catturato e preso in schiavitù, tanto che è rimasta una copia delle sculture rupestri in cui Valeriano è rappresentato in catene e in ginocchio di fronte al sovrano nemico, nell’atto di baciargli le mani. Valeriano riprese la persecuzione contro i cristiani già operato da Massimino il Trace: fece anche lui una sorta di persecuzione essenzialmente rivolta ai funzionari imperiali, ordinando loro di sacrificare agli dèi; questa persecuzione fu praticamente chiusa da Gallieno, il quale si rese conto che ormai le comunità cristiane erano troppo ampie e radicate nel sociale per poter agire in termini persecutori. Infatti, Eusebio di Cesarea ricorda un provvedimento di Gallieno, che scrive a tutti i vescovi dell’impero dicendo che essi possono tornare in possesso dei propri beni compresi i cimiteri. Salito al potere, il figlio Gallieno (256-264 d.C.) non pensò minimamente di andare a liberarlo, tanto che ebbe una pessima fama nella tradizione aristocratica, considerato un traditore fra i senatori, anche perche chiuse la persecuzione (fulcro di paganesimo); egli continuò il suo regno sino al 268, trovandosi a governare in uno dei periodi più difficili dell’impero romano: la metà del III secolo. Sotto di lui l’impero si divise in tre protoni: il suo regno viene considerato spezzettato da costanti ribellioni, che tolgono territorio dall’Impero romano; come testimoniato da una fonte decisamente laconica a riguardo, Aurelio Vittore, perché dice semplicemente che Gallieno tolse i comandi militari ai senatori e mise a capo delle legioni gli equites.
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