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Caracalla (211-217 d.C)

Dopo la morte di Settimo Severo, avvenuta durante una campagna militare in Britannia (nel 211 d.C.), vennero proclamati coimperatori i suoi due figli, Carcalla e Geta. Tra loro esisteva però un’instabile rivalità che condusse a un feroce regolamento di conti in famiglia: Geta fu assassinato dai pretoriani e i suoi seguaci vennero sterminati; tra le vittime vi fu anche Papiniano, il maggior giurista dell’epoca e uno dei più grandi della storia romana.
Carcalla distribuì enormi somme all’esercito per guadagnarsi la fiducia e di conseguenza, fu costretto ad aumentare le tasse, specialmente a carico dell’aristocrazia senatoria che gli divenne fieramente nemica. Il suo regno (211-217 d.C.) è noto soprattutto per un importantissimo editto: la Constitutio Antoniniana promulgata nel 212 d.C, con la quale egli concesse il diritto di cittadinanza romana a tutti gli abitanti liberi dell’Impero, ossia agli abitanti delle città e ai proprietari terrieri che da esse dipendevano. Non si trattò di un atto di generosità: con tale provvedimento Caracalla volle porre tutti gli abitanti dell’Impero nelle medesime condizioni davanti al fisco, per garantire alle casse dello Stato maggiori introiti.

Ad ogni modo, il suo editto ratificava il grande processo storico di integrazione tra i popoli che facevano parte dell’Impero: ormai la differenza tra abitanti dell’Italia e abitanti delle province era di fatto cancellata.
Come il fratello Geta, anche Caracalla morì di morte violenta: durante una spedizione militare contro i Parti, venne assassinato dal prefetto del pretorio Macrino, nativo della Mauritania (corrispondente al Marocco e a parte dell’Algeria attuali), che si fece proclamare imperatore.

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