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Il trionfo nella Roma antica


Per conoscere le modalità con cui veniva celebrato il trionfo nella Roma antica bisogna risalire a circa 250 anni dopo la fondazione di Roma, cioè all’epoca repubblicana, perché dei trionfi in epoca monarchica abbiano notizie molto scarsi.
Il trionfo era considerato il più alto onore da tributare ad un condottiero che avesse riportato una grande vittoria. Per avere diritto al trionfo, il condottiero romano doveva trovarsi nelle condizioni seguenti:
1) essere stati acclamato “imperator” dai suoi soldati
2) avere ucciso in battagli almeno 5.000 nemici
3) avere guidato personalmente in battaglia i suoi soldati
4) non aver fatto subire gravi perdite al suo esercito
5) essere riuscito ad ampliare i confini dello Stato romano
Il condottiero che era certo di avere i requisiti necessari per ottenere il trionfo ne faceva richiesta scritta al Senato dichiarando, nel contempo, i successi militari conseguiti. Se il Senato riteneva giuste le dichiarazioni del condottiero, gli concedeva il “trionfo” e ne fissava il giorno della celebrazione. Prima di tale giorno, il condottiero doveva sostare con il suo esercito fuori dalle mura, nel Campo Marzio. Se egli non aveva diritto al “trionfo”, il Senato gli accordava, in sostituzione, la “ovation”: il condottiero, allora, avanzava a piedi per le vie della città, con la testa cinta di una corona di mirto, in mezzo alla popolazione che lo acclamava. Invece il”trionfo” si celebrava cosi: nel giorno stabilito, una grandissima folla si accalcava lungo le strade per le quali doveva passare il corte trionfale. Il corto, che si era formato nel Campo Marzio, passava ai piedi del colle Aventino, quindi passava dal Circo Massimo, seguiva la via sacra, il Foro e quindi saliva sul colle Capitolino per fermarsi davanti al tempio di Giove. Apriva il corteo un gruppo di Senatori, seguiti dai sonatori di corni e di trombe che eseguivano delle marce militari. Subito dopo arrivavano i carri carichi di bottino di guerra. Successivamente venivano gli animali sacri che avrebbero dovuto essere sacrificati a Giove, sul Colle Capitolino. Dentro questi, arrivavano i prigionieri di guerra con le mani legate da pesanti catene. Il trionfatore era preceduto immediatamente dai littòri con la fronte ornata da ghirlande. Il trionfatore stava in piedi su di un cocchio dorato ed indossava una veste di porpora con foglie di palma ricamate in oro, con intorno al capo una corona di alloro. Al cocchio del trionfatore erano legati i condottieri ed i principi nemici, destinati al carcere Mamertino, dove sarebbero stati uccisi. Negli ultimi anni della Repubblica, i prigionieri nobili venivano legati al cocchio con catene d’oro. Il corteo trionfale era chiuso dalla sfilata delle legioni vittoriose.
Non appena il corteo trionfale giungeva sul colle Capitolino, la cerimonia acquisiva un aspetto più religioso. Infatti, il trionfatore offriva a Giove il ramoscello di alloro che teneva in mano e le ghirlande che avevano ornato i fasci littòri. Poi, circondato dai sacerdoti del tempio, egli sacrificava un bianco toro in onore a Giove. La cerimonia terminava con un banchetto, a cui partecipavano i Senatori ed i Magistrati. I legionari venivano congedati dopo aver ricevuto una parte del bottino di guerra.
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