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Roma - Ascesa di Caio Mario


Invece, sostenuto dai plebei, Caio Mario promise che se fosse stato eletto avrebbe dato luogo ad una svolta significativa; egli fu effettivamente eletto console e si trovò subito di fronte un problema enorme: legioni che non si riuscivano a coprire interamente (l’obliterazione della la riforma graccana nella sua completezza, subito dopo i Gracchi, aveva determinato la difficoltà di arruolamento); dunque, per andare in Africa con un esercito cospicuo e contemporaneamente non sguarnire le frontiere settentrionali, che erano fortemente minacciate da Cimbri e Teutoni, Mario prese una soluzione del tutto rivoluzionaria: aprì l’esercito ai volontari, arruolando chiunque volesse farlo indipendentemente dal proprio censo. Naturalmente, al suo appello risposero soprattutto i cittadini iscritti nella quinta ed ultima classe, quella dei proletari nullatenenti, tutti individui che non avevano nessun’altra via per uscire dalla miseria, che speravano di migliorare le proprie condizioni con il bottino e con assegnazioni di terra alla fine del servizio militare (da adesso in poi l’esigenza di soddisfare soldati congedati dopo molti anni di guerre diventerà preliminare in ogni generale della fine della Repubblica; un altro importante fattore che segnerà la vita da Roma negli anni successivi è che il soldato che si arruola e non è più un cittadino-soldato, ma un volontario legato al suo generale e che va in guerra per sottrarsi alla miseria, che dal suo generale dipende il ricostituirsi del suo ceto sociale ha un profilo umano e sociale molto diverso: egli è un soldato molto cosciente del fatto che il suo avvenire dipende dalla capacità del generale di vincer, per tutta la Repubblica si lega a lui e non più alla patria. Questo fatto proseguirà, finché nell’impero i soldati uccideranno il generale che non assicura vittoria e ne eleggeranno un altro: l’esercito acquista un potere sempre più forte a Roma, quando poi i confini saranno molto più alleati e ci sarà da combattere molto di più, un’evoluzione che prende il via dalla riforma di Mario. Il soldato non è più un cittadino-soldato, che difende la propria famiglia e la propria patria, ma è un volontario che spera nella vittoria del proprio generale per arricchirsi di bottino e ricevere semmai appezzamenti di terra: egli ripone nella guerra tutte le sue speranze e dunque sollecita la guerra, sempre più guerre possibili perché, evidentemente, trova nella guerra la sua unica speranza di fortuna); la campagna di Mario in Numidia si protrae dal 107 al 105 a.C., fu quindi molto rapida perché in due anni, come aveva promesso, sconfisse e debellò completamente Giugurta, catturato e portato a Roma egli fu fatto sfilare in catene per poi essere ucciso poco dopo in prigione.
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